Don Domenico: «la Chiesa non sta per aria, ma accanto alla vita della gente»

È stata una importante occasione per ritrovarsi insieme con la comunità delle frazioni di Collemaggiore, Castelmenardo, Pagliara e Colleviati quella vissuta domenica 28 febbraio dal vescovo Domenico.

Una presa di contatto con «una popolazione che nei mesi invernali è di circa 500 persone» ha spiegato suor Carla Valente delle suore di Gesù Buon Pastore «che negli ultimi anni si è arricchita, per motivi diversi, di persone di altre nazionalità».

Dal loro osservatorio di Collemaggiore, le pastorelle hanno ben chiara la situazione del Cicolano, un’area che «da alcuni anni soffre di problematiche che sembrano essere diventate irreversibili». E «quella che a grappolo genera le altre è certamente il calo demografico».

Difatti «diversi nuclei familiari sono composti di una singola persona con tutte le problematiche riguardanti la solitudine, la malattia, la perdita graduale di autonomia resa ancora più pesante dalla scomparsa di servizi vicini» e a questo si accompagna la povertà, con «famiglie in cui nessuno dei membri ha la sicurezza di uno stipendio per essendo in età lavorativa».

Un disagio che in qualche modo si riflette anche nella via di fede: «la popolazione ha sostanzialmente una visione “privatizzata” della vita, per cui solo raramente riesce a gioire e a percepire il valore rigenerante della comunità e delle relazioni intrise di fede e di preghiera condivise». Ne consegue una fede limitata alla celebrazione dei sacramenti, «senza una prospettiva di vita cristiana consapevole che porti le fragilità e le risorse di ciascuno al Signore».

Alla fotografia presentata da suor Carla il vescovo ha risposto ripartendo dalla parola “Parrocchia”, perché esprime bene cos’è la Chiesa: un qualcosa che «non sta per aria», ma rimane «accanto alla vita della gente».

Ciò spinge a «ritrovare insieme una speranza che va oltre, che ci aiuta ad affrontare le sfide». Per farcela «occorre ripartire da se stessi, da quelle strade che sono dentro il nostro cuore, e che la Parola ci fa individuare». Siamo infatti troppo inclini ad individuare «i problemi esterni», mentre non ci interroghiamo mai «su quelli interni». Tendiamo sempre a dare agli altri la responsabilità di tutto, ma come ricorda l’apostolo Paolo: «chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere».

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