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Disastro intorno all’isola di Mauritius: cosa si può e si poteva fare

Una nave giapponese da due settimane si è incagliata a Pointe d’Esny, una zona protetta dalla Convenzione di Ramsar. Negli ultimi tre giorni si sono disperse in mare già mille tonnellate di carburante, ma ora il rischio è che l’imbarcazione si spezzi in due

Una tragedia ambientale senza precedenti per la Repubblica di Mauritius, ma non priva di episodi simili a livello globale. La nave giapponese MV Wakashio, lunga 300 metri, era salpata dalla Cina via Singapore con destinazione finale in Brasile. Trasportava circa 3.800 tonnellate di carburante e 200 di diesel quando si è incagliata – lo scorso 25 luglio – a Pointe d’Esny, una zona protetta dalla Convenzione di Ramsar sulle zone umide, situata vicino al parco marino di Blue Bay, un altro ecosistema a forte rischio. Negli ultimi tre giorni oltre mille tonnellate di petrolio si sono riversate in mare, costringendo il premier mauriziano Pravind Jugnauth a dichiarare uno “stato di emergenza ambientale”.

Il rischio che la nave si spezzi in due

L’imbarcazione incagliata nelle acque cristalline di Mauritius minaccia di spezzarsi in due, sollevando i timori di un disastro ecologico ancora più grave di quanto inizialmente previsto. La piccola nazione dell’Oceano Indiano, che come detto non ha mai affrontato una simile emergenza in passato, si prepara al peggio. “Le crepe della nave si sono allargate. La situazione è terribile”, ha ripetuto ai giornalisti premier Jugnauth. La nave si è arenata due settimane fa, ma negli ultimi giorni le onde hanno spaccato lo scafo e giovedì 6 agosto è iniziata la fuoriuscita del carburante del motore. A bordo della nave dovrebbero essere rimaste circa 2.500 tonnellate di carburante.

Lo sforzo della popolazione

Gli abitanti del posto non si arrendono e stanno cercando di fare tutto il possibile per evitare la tragedia ambientale. Gruppi di volontari riempiono centinaia di sacchi con foglie di canna da zucchero: legati insieme, li caricano sulle barche e li portano al largo, vicino alla barriera corallina, per creare uno scudo galleggiante contro la macchia nera che si avvicina sempre più con il passare delle ore. Le organizzazioni locali hanno anche lanciato una campagna di raccolta fondi e chiedono aiuto al resto del mondo sotto lo slogan “Mauritius Oil Spill Cleaning 2020 – MV Wakashio”. In sostanza per la Repubblica di Mauritius è una corsa contro il tempo.

Le cause ed i rimedi

Ogni ora può fare la differenza. Lo afferma nell’intervista a Vatican News Andrea Masullo, direttore scientifico di Greenaccord, l’Associazione Culturale, di ispirazione cristiana e senza fini di lucro, nata per stimolare l’impegno di tutti gli uomini e le donne di qualsiasi credo e confessione religiosa, sul tema della salvaguardia della natura.

“Certe aree particolarmente delicate da un punto di vista naturalistico non dovrebbero neanche essere sfiorate da simili imbarcazioni”, afferma Masullo, sottolineando come “il carburante di queste navi è tra i peggiori che esistano a livello qualitativo”. Un tema, questo, di cui si sta discutendo da tempo e sul quale si dovrebbe agire con fermezza e rapidità. “La vera questione cruciale resta il consumo di combustibili fossili – prosegue -, perché è questo il punto chiave. Stiamo facendo del mare e dell’atmosfera la più grande discarica della storia, per rimediare si deve agire in fretta”. Masullo, infine, spiega cosa si potrà fare nelle prossime settimane: “Interventi risolutivi riguarderanno solo la costa, per quanto concerne ciò che è finito e finirà in mare purtroppo non si potrà fare nulla”.

Gli aiuti internazionali

Il governo di Tokyo ha inviato oggi una squadra di esperti alle Mauritius per fornire assistenza dopo la fuoriuscita del combustibile dalla nave di proprietà di un armatore giapponese e il rischio di un disastro ambientale senza precedenti. L’esecutivo nipponico ha spiegato in un comunicato che il team ha una conoscenza specifica delle attività di soccorso nella gestione dei disastri ambientali e la rimozione di sostanze inquinanti a salvaguardia degli ecosistemi. Anche la Francia ha deciso di inviare “squadre e materiale a Reunion”. Ad annunciarlo è stato il presidente Emmanuel Macron.

da Vatican News

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