Diocesi: mons. Seccia (Teramo), “l’impegno socio-politico non è riservato a pochi”

“L’impegno socio-politico non è un ambito riservato a pochi”. A ribadirlo è monsignor Michele Seccia, vescovo di Teramo-Atri, nella lettera pastorale indirizzata alla sua diocesi, dal titolo “Aprirò una strada nel deserto”

“Avverto una forte provocazione e la trasmetto a voi tutti – confessa il vescovo – quando sento solo lamenti e critiche su tutto e su tutti per la diffusa insoddisfazione della situazione che il territorio sta vivendo da molti mesi e a causa degli eventi negativi che si sono ripetuti, nonostante lo sforzo delle istituzioni nel fare fronte alle emergenze e ai bisogni della gente. Mi chiedo: non è forse il momento di farsi carico di una maggiore responsabilità civile, ecclesiale, politica, professionale, familiare … la Città, la Polis, la Res – Publica camminano con le gambe degli uomini e delle donne del tempo! Abbiamo trascurato la formazione ai valori, della responsabilità, del primato del bene comune, della solidarietà e della corresponsabilità, del primato della dignità della persona, della sussidiarietà e dello spirito di servizio mentre si stanno imponendo altri pseudo-valori tipici della cultura consumistica, la ricerca di interessi privati o di piccoli gruppi prevalenti … con l’amara conseguenza della polemica e della frammentazione di correnti ideologiche (politiche)!”. “Il credente, come ogni persona di buona volontà e con intenzione retta, ha a cuore la società intesa come ‘casa comune’ nella quale dovrebbe prevalere il bene comune più che il conflitto tra le parti sociali”, scrive il presule, ricordando “con quale calore e determinazione il beato Paolo VI ribadiva che la politica è una delle forme più alte della carità. Anche Papa Francesco ha ripreso lo stesso concetto affermando che la politica sia vissuta come forma alta di carità”. “La speranza cammina con le gambe degli uomini e i sogni diventano realtà quando al risveglio cominciamo a realizzare ciò che abbiamo sognato come possibile e desiderabile”, afferma Seccia, augurandosi che la lettera “sia fatta oggetto di riflessione e considerazione all’interno delle associazioni, dei movimenti, delle parrocchie e nei diversi ambiti della comunità ecclesiale, affinché possa suscitare un rinnovato desiderio all’impegno sociale e politico, svolto come testimonianza e come servizio al bene comune”.

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