Dio e Popolo

“Dio e Popolo” si leggeva in testa alle infiorate in onore di Sant’Antonio di Padova. Scritta su una bandiera italiana fatta di petali freschi, l’immagine è ad un tempo constatazione, memoria ed esortazione.

La constatazione è facile e immediata: l’enorme partecipazione popolare ad un evento centrato su un dottore della Chiesa, non può che mostrare il profondo collegamento che c’è tra identità comune e sentimento cristiano più profondo, nonostante le deviazioni, i pericoli e le esagerazioni. La memoria è del sentimento risorgimentale, perché l’espressione risale a Mazzini. La bandiera è l’immagine di quella speranza in un futuro migliore, più unito e libero. L’esortazione è a che il tutto non venga perduto, che le energie sane che scendono in campo per infiorate e processione trovino applicazione anche nella società. La rottura di questo equilibrio, dell’aspetto civico pienamente coniugato con quello religioso, ha portato ad una società non più laica o più libera, ma più disordinata. La provocazione del Vescovo a fine processione, secondo cui si riempiono le carceri anche perché si svuotano le chiese di giovani, può essere letta anche in questo senso: costruire una società senza riferimenti valoriali di ordine “metafisico” svuota le persone di speranza, fonda la vita morale su principi secondi, non solidi, affida l’educazione solo al fondamento del rispetto civico, non su una morale di responsabilità anche di fronte ad una realtà ultramondana. Dio e Popolo è come dire anima e corpo. Se ne faranno una ragione politici e filosofi, anticlericali e laicisti.

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