Diaconi: «La comunità è la nostra seconda casa»

Da quasi 30 anni Vincenzo Focaroli, 64 anni, diacono di Rieti, ha la cura pastorale di Micigliano, un paesino in montagna sulla costa del Terminillo. Ogni domenica propone la liturgia della Parola e si è fatto compagno di viaggio di questa comunità che lo ha accolto con grande disponibilità. «Quando sono arrivato in chiesa pioveva. Ora abbiamo rifatto il tetto, la torre campanaria e le campane nuove. Uno dei bambini che ho battezzato ora è sindaco, ho un bel rapporto con tutti e la mia sposa segue con me la comunità. Dal primo gennaio il vescovo Lucarelli mi ha impegnato anche in una seconda comunità, quella di Sigillo, frazione di Posta». È pieno di zelo Vincenzo ed è anche punto di riferimento dei diaconi di Rieti essendone il coordinatore.

Sempre a Rieti, però, c’è anche il diacono Bernardino Ferri, 51 anni, marmista, a cui il vescovo ha affidato la cura di altre due piccole comunità. Con la moglie Lorella tre volte a settimana vanno a Pendenza 200 abitanti in inverno e il doppio in estate. Qui hanno organizzato un oratorio che aprono la sera verso le 18 fino alle 21.30 e che è frequentato non solo dai giovani ma anche dalle famiglie del paese. Giocano, guardano la televisione insieme, si confrontano: «Come una grande famiglia», dice Bernardino. «Questo spazio è diventata la nostra seconda casa, e anche nostro figlio quasi trentenne ci segue in questa avventura missionaria».

È da 4 anni che Bernardino e Lorella vivono questa esperienza di Chiesa. Da un po’ seguono anche la comunità di Calcariola, altri 70 abitanti in inverno e 200 in estate. «Vedi la gente che frequenta con gioia e la domenica
mattina ognuno porta da casa un fiore per addobbare la chiesa. I soldi sono pochi eppure con un po di sacrificio siamo anche riusciti ad elettrificare le campane. Che gioia!». È la gioia di un diacono al servizio della Chiesa e
del popolo di Dio.

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