Politica

Decreti immigrazione e cittadinanza. Il governo prova ad accelerare

Revisione del sistema di accoglienza, ripristino della protezione umanitaria, tempi più stretti nelle risposte da parte dello Stato sui permessi. Lamorgese: testo condiviso

Revisione dei “decreti sicurezza” in arrivo. La ministra dell’Interno Lamorgese conferma che «dovranno essere esaminati in uno dei prossimi Consigli dei ministri». Il premier Conte è d’accordo. E l’ultima bozza in circolazione parla di modifiche non da poco: cancellazione delle multe milionarie alle Ong, revisione del sistema di accoglienza, reintroduzione della protezione umanitaria e dell’iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo, possibilità di conversione del permesso di soggiorno in permesso di lavoro, lavori di utilità sociale, tempi più contenuti – da 4 a 3 anni – per la risposta dello Stato alle richieste di cittadinanza, permanenza dimezzata – da 180 a 90 giorni – per il periodo massimo di trattenimento per l’identificazione nei Centri di permanenza per il rimpatrio.
Ma si torna anche a parlare di Ius culturae: per Conte «non va usato come strumento di campagne elettorali permanenti». Parole gradite al segretario dem Zingaretti, che auspica una rapida calendarizzazione.

«I decreti sicurezza dovranno essere esaminati in uno dei prossimi Consigli dei ministri e si verificheranno questi aspetti che riguardano le sanzioni» penali per le Ong, «ma è una strada che intraprenderemo con la modifica dei decreti», dice dunque Lamorgese. La ministra dell’Interno parla alla Camera durante un’audizione al Comitato parlamentare Schengen, Europol e immigrazione. Poi dà un giudizio cauto sulla presentazione delle nuove linee in materia di immigrazione dell’Ue da parte della presidente Ursula von der Leyen: la ministro sottolinea «elementi di discontinuità rispetto alle proposte degli anni scorsi, ma non c’è quel netto superamento degli accordi di Dublino».

Dubbi sulle procedure di rimpatrio previste: «Non so fino a che punto possano essere effettivamente efficaci – dice la responsabile del Viminale – perché le ipotesi di dare responsabilità di rimpatrio agli Stati membri diversi da quelli di sbarco mi sembrano difficilmente coniugabili con l’efficienza e la rapidità». Lamorgese assicura anche che «da ottobre» la Tunisia ha accettato «voli aggiuntivi» per il rimpatrio dei suoi cittadini senza titoli per definirsi richiedenti asilo. Ed entro oggi «sarà svuotato completamente l’hotspot di Lampedusa», con trasferimenti «nelle navi che abbiamo nell’isola».

Anche Giuseppe Conte, intervistato da La Stampa, conferma le modifiche in arrivo ai decreti voluti dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. E sarà un segnale di discontinuità, fa capire, con un certo approccio securitario e ansiogeno: «C’è un testo condiviso – assicura il premier – che affronta il tema senza cedere a slogan. Ci ritagliamo il tempo tecnico per farlo esaminare dagli uffici e condividerlo nella versione finale».

Stesso approccio su un altro tema importante come quello dello ius culturae: «Il tema della cittadinanza – avverte – non deve essere usato come strumento di campagne elettorali permanenti: rischieremmo di svilirlo, di indebolirne il profondo significato, di usarlo come clava politica. Auspico invece che si avvii in sede parlamentare una approfondita riflessione» per «valutare serenamente le condizioni e i percorsi di integrazione più solidi ed efficaci per attribuire lo status di cittadino italiano».

«Mi hanno fatto molto piacere le parole del presidente del Consiglio», commenta subito Nicola Zingaretti: «Sono molto d’accordo, è un grande atto di civiltà». Il segretario dem sa che l’iter sarà in salita, perché sul tema il consenso degli alleati a 5 stelle non è affatto scontato: «In Parlamento servono i voti, combatteremo per ottenerli – ammette – e le parole del presidente del Consiglio sono importanti. Mi auguro possa essere calendarizzato presto: sarebbe una bella novità per un Paese più civile e sicuro». Com’è noto i vertici pentastellati – compresi Di Maio e Di Battista – nel 2013 avevano depositato e firmato una proposta di legge, la c.1204, per un riconoscimento della cittadinanza anche più rapido di quello cui pensa ora Zingaretti. Poi nel 2017 era arrivato il contrordine: il M5s è contrario.

Puntuale e prevedibile la levata di scudi leghista: «Zingaretti sappia – tuona Roberto Calderoli – che la Lega farà battaglia in ogni luogo, nelle commissioni e nelle aule per bloccare lo ius soli, anche se declinato nella forma soft dello ius culturae».

da avvenire.it

Rispondi