Dai nostri colli di nuovo l’olio per Francesco

Con il vescovo Lucarelli, in partenza per Assisi una rappresentanza della terra eletta dal santo come sua “seconda patria” e intrisa delle sue orme. Pronta la pubblicazione, preparata proprio a Rieti, sui vari luoghi francescani sparsi per il Lazio.

Il Lazio torna dunque ad Assisi. E anche Rieti si fa pellegrina alla tomba di colui che ha benedetto la terra reatina, spiritualmente e culturalmente legata alla vicina Umbria molto più delle altre Chiese del Lazio.

Stavolta con una partecipazione più in sordina rispetto a vent’anni fa, quando partirono in tanti per il pellegrinaggio di cui la diocesi di Rieti, al tempo guidata da monsignor Giuseppe Molinari, ebbe la responsabilità di coordinare l’organizzazione.

Ad Assisi, il 3 e il 4 ottobre, insieme al vescovo monsignor Lucarelli ci saranno, nella delegazione diocesana ufficiale, cinque laici impegnati nella Chiesa locale: Fabrizio Tomassoni, che ha rappresentato la diocesi nel comitato regionale; il responsabile della Consulta delle aggregazioni laicali Emanuele Chiarinelli; il redattore di questa pagina (e segretario uscente del Consiglio pastorale diocesano) Nazareno Boncompagni; il responsabile delle Comunicazioni sociali Massimo Casciani; la direttrice del museo diocesano Ileana Tozzi, la quale si è anche occupata – insieme a David Fabrizi di «Frontiera» per la parte grafica – di curare la pubblicazione che, grazie al contributo della Regione Lazio, la Conferenza episcopale laziale ha voluto dare alle stampe per questo pellegrinaggio: il libretto dedicato ai Luoghi francescani delle diocesi del Lazio.

Un centinaio di pagine che riportano, per ciascuna delle diocesi (non tutte, in verità) che hanno fatto pervenire il materiale, schede informative, a carattere storico, artistico e spirituale, dei vari siti (chiese, santuari, conventi) legati all’eredità francescana e alla presenza, presente o passata, dei seguaci del Serafico padre. È ovvio che Rieti vi faccia la “parte del leone”, innanzitutto con i quattro santuari della Valle Santa, e poi con gli altri luoghi che nel territorio diocesano profumano di francescanesimo: dalla stessa Cattedrale annessa al Palazzo papale, dove il santo giungeva spesso a incontrare Onorio III che vi soggiornava, alle altre presenze cittadine quali i conventi “fuori porta” di Colle di San Mauro e Sant’Antonio al Monte e soprattutto l’antica chiesa di San Francesco; e poi il monastero di Borgo San Pietro che custodisce la memoria di Filippa Mareri, tra le prime seguaci del Poverello, e gli importanti monasteri cittadini di Santa Lucia, San Fabiano, Santa Chiara, senza dimenticare i paesi nativi di importanti santi francescani come i cappuccini Felice da Cantalice (venerato nel santuario di S. Felice all’Acqua) e Giuseppe da Leonessa (città che conserva un’altra monumentale chiesa intitolata al Poverello d’Assisi), per giungere alla grandiosa opera moderna dedicata al Patrono d’Italia, il templum pacis che svetta sul Terminillo.

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