Da Porta D’Arce all’America

Paolo Rosi, il grande pugile reatino nato  il 28 gennaio del 1924 in via del Burò da Danilo ed Emilia, nel racconto di Benito Valeri.

Paolo cresce nella zona di Porta D’Arce nella casa in viale Morroni numero 40 e la sorte vuole che a due numeri civici di distanza, al 38, abiti Benito Valeri, altro reatino doc, amante dello sport e della pallacanestro in particolare. Sarà lui, molti anni dopo, a regalare alla città la serie A di basket femminile. Ma questa è un’altra storia.

Il pugile Paolo Rosi

Il campione di pugilato Paolo Rosi in una foto d'epoca

Oggi Benito, consigliere comunale, vuole raccontare e ricordare questo pugile reatino che, per fare fortuna, andò dall’altra parte dell’oceano per raggiungere gli Stati Uniti. Ed è lì che viene ancora oggi ricordato da molti. E per lui c’è anche una cappella nel mausoleo di Harlem dove riposano tanti altri grandi nomi dello sport statunitense.

Benito Valeri chiede a gran voce che anche Rieti ricordi nel modo giusto il suo campione. Magari proprio con una statua da posizionare nel quartiere dove è cresciuto.

«Per troppo tempo – dice Benito – abbiamo dimenticato un grande campione che ha dato tanto allo sport. Questo monumento va fatto ed il desiderio dell’amministrazione e della sua famiglia è che a realizzarlo sia il nostro scultore Morsani». È un sogno quello di Benito che certamente potrà diventare realtà visto che anche l’assessore allo sport Marzio Leoncini è d’accordo con la sua idea.

«Se vogliamo – sottolinea Benito – i soldi ci sono e credo sia arrivato il tempo che anche Rieti ricordi il suo campione». Rieti che comunque accolse a braccia aperte Paolo Rosi quando, qualche anno prima di morire (20 gennaio 2004 ndr) tornò nella sua città che gli dimostrò tutto il suo affetto.

Ma perché Benito Valeri è così legato al ricordo di Paolo Rosi?

Abitavamo vicinissimi anche se io ero più piccolo di undici anni. La mia famiglia conosceva i suoi genitori che spesso, quando bambino, passavo sotto le loro finestre, mi chiedevano di fare qualche piccola commissione. Poi ho iniziato ad andare a vedere gli incontri di boxe al Flavio Vespasiano con mio padre e mi sono appassionato a questo sport.

E poi l’incontro con Paolo.

Andavo a vedere i suoi allenamenti, prima alla palestra di Santa Chiara e poi alla palestra di via San Liberatore ed è nata un’amicizia. Così ogni giorno uscivo con lui e gli portavo la borsa con l’accappatoio, gli asciugamani e la saponetta perché allora lo shampoo non esisteva.

Sono tanti i ricordi di Benito, che si commuove al ricordo di questo amico che seguiva ovunque fino a quando Paolo non partì per Genova, dove viveva uno zio. E da lì il viaggio verso quell’America che lo osannò ed ancora oggi lo ricorda. Non è un caso che digitando il suo nome sul web i siti che riguardano Rosi sono quasi tutti in lingua inglese.

«Quando partì per Genova – ricorda Benito – senza dire nulla a mamma e papà, presi una borsa e lo accompagnai fino in Liguria. Mi feci tutto il viaggio in treno e poi tornai a Rieti e mi presi anche qualche scappellotto dai miei. Avevo solo diciassette anni, ma dovevo accompagnare Paolo. C’era da portare la sua borsa e dovevo essere io a farlo».

Benito racconta anche tanti altri aneddoti legati alla permanenza reatina di Paolo. Racconta dei bagni a Velino e dei tuffi da Ponte Cavallotti in compagnia di tanti altri ragazzi reatini che facevano parte del gruppo. «Dicevano che ai pugili non fa bene nuotare – racconta Benito – ma a Paolo non importava e così si andava a fare il bagno tutti insieme. Era un grande amico per tutti noi».

Poi Paolo è andato dall’altra parte del mondo, ma i suoi amici non lo hanno dimenticato e così si ritrovavano tutti insieme al bar di Porta D’Arce per ascoltare le radiocronache dei suoi incontri.

«Ho pianto e sorriso – dice Benito – durante tutti i suoi incontri. Alla fine ha dovuto lasciare perché aveva le sopracciglia troppo deboli ed ogni incontro doveva essere sospeso per intervento medico, ma quando l’arbitro decretava la fine lui era sempre pari o in vantaggio, mai sotto».

Ora Benito e la sorella di Paolo, che ancora vive a Rieti aspettano che anche la sua città natale ricordi degnamente questo campione.

«Noi reatini – dice Benito – dobbiamo essere orgogliosi di questo nostro concittadino che è andato in America per cercare un futuro migliore, ma non ha mai dimenticato chi era rimasto qui».

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