Cronaca di un Presepe che c’è… e che non si vuol vedere

Nelle cronache del 1200 si legge che San Francesco inventò a Greccio, vicino a Rieti, il primo presepe. Francesco è in tutto il mondo per la vita che conduceva, e molti giovani lo hanno seguito, lasciando beni e professione, nel suo ideale di povertà.

Egli parlava del Vangelo con un entusiasmo tale che la gente e persino gli uccelli gli prestavano attenzione. Nell’anno 1210 era stato da papa Onorio III e gli aveva chiesto l’approvazione della sua Regola di vita con i fratelli, in povertà assoluta, predicando nella semplicità il Vangelo.

Nel 1219, armato “solo” della parola di Gesù e del suo perdono, partì per l’oriente, come crociato. Fu ricevuto dal sultano al- Malik- al-Kamil e poté visitare in pace i luoghi santi della vita del Signore.

Il ricordo più intenso di questo viaggio fu la visita all’umile grotta di Betlemme ove il Signore scelse di nascere. Tornato in Italia, incontrò un nobiluomo del reatino, di nome Giovanni Velita, signore di Greccio, che gli chiese cosa doveva fare per seguire le vie del Signore.

Francesco gli disse di preparare il proprio cuore ad accogliere Gesù e poi, visto l’approssimarsi del Natale, di precederlo nel bosco del suo paese per approntare una rappresentazione del Bambino nato a Betlemme, per vedere con gli occhi la mancanza delle cose necessarie a un neonato.

Allora quel tale fece costruire una stalla, vi fece portare del fieno e condurre un bove e un asino. La notte di Natale del 1223 arrivò e molti pastori e contadini, artigiani e povera gente si avviarono verso la grotta che Giovanni da Greccio aveva preparato per Francesco. Alcuni avevano portato doni per farne omaggio al Bambino e dividerli con i più poveri.

Francesco disse di volere celebrare un rito nuovo, più intenso e partecipato; per questo aveva chiesto il permesso al papa. Su un altare improvvisato un sacerdote celebrò la Messa e Francesco, insieme ai suoi frati, cantò il Vangelo. Davanti alla mangiatoia egli, come tanti, aveva il viso cosparso di lacrime, traboccante di gioia. Si narra che fu visto «dentro la mangiatoia un bellissimo bambino addormentato che il beato Francesco, stringendo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno».

Fra i testimoni del miracolo molti erano personaggi degni di fede e questo contribuì a divulgare la notizia in tutto il Lazio, l’Umbria e la Toscana fino a Genova e Napoli. Molti trassero benefici spirituali e corporali da quella visione: alcuni si convertirono, altri guarirono da malattie, altri ancora trovarono forza e pace interiore. Tutto il paese venne presto informato e molti degli abitanti di Greccio e di altri luoghi diventarono più buoni, ripensando a quella notte santa, quando un Bambino era apparso a Francesco

Nelle cronache del 2012, al contrario, si leggono purtroppo commenti su di un presepe mancato, o meglio su un presepe che pure c’è, anche se nella sola rappresentazione del mistero, ma che non incontra il favore o il gusto di ben pensanti o meno. Questi e altri pensieri, scaturiti da quelle righe, non compiono certo i miracoli e nemmeno guariscono, né convertono, neppure rendono gli uomini più buoni, facendo aumentare la loro pace interiore.

L’uomo di ogni epoca, si sà, ha bisogno di toccare e vedere con i sensi, più di quanto non faccia con la mente e col cuore, ma il Signore è in grado rivelarsi a tutti, attraverso il suo Spirito, nei modi e nei tempi che più ritiene opportuni. Se i cristiani hanno avuto bisogno, in passato come nel presente, di continue mediazioni e di segni per riconoscere la buona notizia, ci chiediamo come abbiano fatto, nei luoghi più disparati del pianeta, dai tempi più antichi ad oggi, da Abramo a Mosè fino al 1200, senza il presepe, a comprendere quanto il Signore volesse loro manifestare.

Per quanto ci riguarda, ci limitiamo a contemplare il Signore bambino, che ha voluto porre la sua tenda tra noi, cercando nella mediazione del presepe, qualunque ne sia la forma, il vero lieto messaggio di salvezza che contiene e che in nessun modo si potrà soppiantare, al di là di ogni messaggero. A tutti coloro che guardando al cielo non vedono solo una vecchina su una scopa, l’augurio per una serena Epifania.

Marco Colantoni
Presidente Diocesano di AC

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