Crescere, cambiare, accettarsi, affermarsi: il consultorio familiare sabino scommette sul “gioco”

La ludoterapia è entrata a pieno titolo tra le tecniche e le metodologie utilizzate dagli psicologi, al di là del proprio orientamento specialistico, nell’ambito dell’ordinaria attività professionale.

È un campo nel quale molti studiosi si sono impegnati per comprendere aspetti importanti del comportamento umano, sia in riferimento ad elementi più o meno complessi e relativi ai processi cognitivi, quali la memorizzazione, l’apprendimento o la percezione, che a comportamenti collegati al problem solving, all’imitazione o al rispetto e condivisione delle regole.

Il gioco è quindi un ambiente in cui poter osservare un intero mondo, e non solo quello del bambino, è infatti una via d’accesso per poter cogliere aspetti legati agli interessi, alle attitudini, alle potenzialità e alla stessa personalità di chi è coinvolto.

Jean Piaget, psicologo cognitivista, Melaine Klein, psicoanalista infantile, capace di applicare i costrutti freudiani ai bambini, rappresentano forse due modi opposti ma indubbiamente efficaci, per far emergere le enormi risorse del “gioco”.

Due poli entro i quali individuare tante opzioni che non riguardano solo il piano terapeutico, pedagogico e educativo, o quello riguardante i processi di socializzazione ma anche il vissuto interiore ed emotivo di ciascuno di noi.

Una risorsa eccezionale che certamente non può essere letta e interpretata in termini riduttivi, come l’idea, seppur importante, che nel gioco il bambino impara il rispetto delle regole, dei ruoli, si confronta con il valore della collaborazione e la dinamica della competizione.

Le difficoltà relazionali di un soggetto con evidenti problematiche comunicative, come le difficoltà intellettuali che necessitano di un particolare approccio per esplicitarsi e dare luogo al versante applicativo, trovano nel gioco un fecondissimo ambiente in cui manifestarsi, dove possono essere quindi guidate, aiutate a svilupparsi con evidentissime ricadute in termini di benessere personale, autoconsapevolezza e miglioramento dell’autostima.

È in questo quadro di riferimento che nasce la proposta del consultorio familiare sabino, un’importante possibilità che viene offerta al territorio e che viene incontro ad alcune specifiche problematiche che non trovano con facilità occasioni in cui poter essere affrontate.

Si tratta del progetto Lego, per i bambini tra i 6 e i 13 anni, con difficoltà comunicative e intellettive. Mediante l’uso delle costruzioni come strumento terapeutico, i bambini vengono posti in situazioni in cui sperimentare e sperimentarsi, in cui conoscere ed essere conosciuti, perché immersi in un’attività che li stimola a condividere una meta, fornendo sia il proprio contributo cognitivo, in termini di creatività e soluzione di problemi, che quello comportamentale, in quanto stimolati a collaborare, mettersi in gioco, ricoprire e cambiare ruolo.

Il tutto secondo procedure e modalità che lo psicologo osserva, indirizza, suggerisce e rinforza. Ansia, depressione, bassa autostima, capacità di adattamento, come anche competenze sociali e comunicative, si trovano così al centro di un setting nel quale l’esperto agisce in modo che il bambino possa affrontare, accettare e entrare in contatto, con sé stesso e gli altri, divenendo capace di fidarsi, di comunicare in modo verbale e non ma sempre efficacemente, capendo le proprie e le altrui emozioni, imparando a gestirle e acquisendo capacità di controllo e di finalizzazione del comportamento.

La vita non è un gioco, ma si può imparare a vivere, giocando.

Di seguito il calendario degli incontri

12 febbraio 2018
19 febbraio 2018
26 febbraio 2018
5 marzo 2018
12 marzo 2018
19 marzo 2018
9 aprile 2018
16 aprile 2018
23 aprile 2018
7 maggio 2018


    Rispondi