Cremona, Italia, Europa: per una Unione che cresce “dal basso”

Efficace esempio di marketing territoriale al Parlamento europeo. Fra tradizione e innovazione, un’eccellenza tricolore segnala – ancora una volta – che l’Unione può consolidarsi solo se coinvolge popoli e realtà locali, mentre l’orizzonte comunitario offre opportunità ancora da esplorare

La “casa comune” europea è nata, storicamente, dal tetto; da una coraggiosa ma un po’ disincarnata iniziativa politica di alcuni “padri fondatori” nel secondo dopoguerra. Una costruzione che ha origine – spiegano gli studiosi – dal vertice, “dall’alto”, a prescindere, si potrebbe aggiungere, dalla volontà dei popoli (ma al bene di questi orientata). Un’azione lungimirante – quella dei vari Schuman, De Gasperi, Adenauer… – e profetica, volta a porre pace nel Vecchio continente e orientata a ridare all’Europa post-bellica democrazia e sviluppo.
Col passare degli anni, dei decenni, le istituzioni della Comunità europea, oggi Ue, si sono preoccupate, pur in maniera discontinua, di dare un “fondamento democratico” a questo originale edificio politico: la prima mossa fu quella di far eleggere a suffragio universale il Parlamento europeo (1979); poi vennero altre innovazioni nella stessa direzione, dal Trattato di Maastricht fino alla Carta europea dei diritti e al Trattato di Lisbona. Emerse anche la necessità di coinvolgere, oltre che i cittadini, i territori attraverso gli enti locali, la società civile, le forme organizzate di rappresentanza degli interessi… Un tracciato per dare all’Unione quelle “fondamenta”, quei pilastri “dal basso” che per ragioni contingenti non erano stati previsti negli anni ’50 del Novecento.
Oggi, in cui si sperimentano sempre nuovi ostacoli all’integrazione comunitaria (muri, nazionalismi, cittadini “distanti” dall’Ue) si comincia a comprendere il messaggio nel frattempo giunto da tanti europeisti convinti: non ci può essere l’Ue senza solide radici culturali, forti basi territoriali, coinvolgimento dell’opinione pubblica. Un’Europa che valorizza la sua storia (da qui l’iniziativa di celebrare il 60° dei trattati istitutivi, firmati a Roma il 25 marzo 1957) e non si ferma al passato: guarda avanti, studia strade nuove, si muove con la stessa velocità con cui procede la globalizzazione.
Un evento svoltosi al Parlamento europeo giovedì 2 marzo ha rimarcato questo concetto. Il titolo dell’incontro (promosso dall’eurodeputata Patrizia Toia, presente il presidente del’’Euroassemblea, Antonio Tajani) era “L’importanza delle eccellenze culturali e artistiche italiane per l’innovazione europea”: al centro dell’attenzione il sistema-Cremona, il 450° del compositore Claudio Monteverdi, l’arte liutaria della città lombarda. Apprezzato l’intervento del sindaco Gianluca Galimberti, che ha parlato di “una città unica per il suo distretto culturale della liuteria”, fondato su quattro pilastri: offerta culturale, formazione, innovazione, produzione artigianale di elevata qualità artistica. “Tutto questo rende Cremona una realtà senza paragoni nel mondo”. Per sostenerla occorre però un virtuoso rapporto pubblico-privato, costanti investimenti proprio nella formazione e nella ricerca, capacità di apertura europea e internazionale.
A rafforzare le parole del sindaco l’esibizione della violinista giapponese, cremonese di adozione, Lena Yokoyama, che ha suonato alcuni brani (fra cui l’Inno alla gioia di Beethoven, emblema europeo) con uno Stradivari del 1727: eccellenza italiana al top.
Un’occasione per Cremona – iniziativa che potrebbe riguardare una città abruzzese o piemontese, siciliana o veneta… –, una vetrina per l’Italia. Ma anche una modalità diretta per segnalare il necessario filo rosso dell’“unità nella diversità” che pone in connessione passato e futuro, tradizione e innovazione, cultura e marketing territoriale (cioè crescita economica, affari, lavoro), sistemi locali e orizzonte continentale.

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