La coscienza degli sfruttatori è più nera della pelle dei rifugiati

Quella dei rifugiati, ospiti in una casa sulla via Salaria per Roma, appena fuori città, è una brutta storia, dietro la quale c’è la sete di soldi e lo stile privo di scrupoli di un manipolo di scriteriati.

Non appena si sente odore di soldi, tanti soldi, si costituiscono società e associazioni per mungere la vacca fin dove è possibile.

«Frontiera» nel mese di marzo aveva fatto un accesso nella casa con don Valerio Shango, e prese tristemente atto del fatto che diverse persone vivevano in condizioni disumane, penose, inaccettabili, a fronte di quasi due milioni di euro stanziati e dati per ospitarle e assisterle.

Pare che le indagini della Guardia di Finanza abbiano dato frutti, assicurando alla giustizia coloro che ci hanno mangiato; ma per avere certezza della colpevolezza bisognerà attendere la sentenza, chissà tra quanti anni, quella passata in giudicato forse “mai”.

Ma intanto è preciso dovere morale e istituzionale di quanti hanno competenza in tale materia estromettere quelle società e associazioni da qualsivoglia funzione che le metta ancora in contatto con i soldi destinati a questi cittadini, già provati dalla vita, dalla sorte e dalle vicende politiche dei loro Paesi di provenienza.

Se fosse vero quello che sembra trapelare, e cioè che alle stesse organizzazioni sarebbero ancora affidati i soldi da destinare ai cittadini rifugiati, organizzazioni nelle quali sarebbero coinvolti parenti stretti dei precedenti amministratori inquisiti, allora veramente sarebbe uno scandalo incomprensibile e inconcepibile.

In via preventiva a queste persone e ai loro parenti e affini deve essere obbligatoriamente precluso di attingere a questi fondi; e chi se ne rendesse complice ne dovrebbe rispondere, moralmente, legalmente e gerarchicamente, perché ciò ripungerebbe al comune senso del pudore, oltre che contrario alla legge.

Non è possibile che persone rifugiate che avrebbero diritto a 40 euro al giorno vadano girovagando per la città malnutriti, malvestiti, malconci e per di più ospitati in strutture inadatte e senza i servizi minimi di luce, acqua calda e riscaldamento.

Gli edifici, che raccolgono tutte queste persone in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili, a quelle cifre, dovrebbero essere degli alberghi, invece sono poco più che stalle.

Noi cittadini abbiamo il diritto di vederci chiaro e di avere precise rassicurazioni in tal senso. Non solo: siccome i soldi sono nostri, abbiamo il diritto alla trasparenza, a vedere sui siti istituzionali nomi, cognomi e cifre stanziate, in modo da esercitare un controllo puntuale su come vengono usate le risorse.

Da parte loro questi cittadini ospitati devono rimboccarsi le maniche, trovare sistemazioni in piccoli gruppi, cercarsi un lavoro, per quanto possibile in questo momento di piattume totale, senza adagiarsi sugli allori e aspettare che siano gli altri a pensare a loro, sine die.

La promiscuità e la calca del sovraffollamento provocano spesso prepotenze, conflitti e malattie che non giovano a nessuno, se non addirittura reati.
Ci aspettiamo una chiara e inequivocabile presa di posizione da parte di Prefettura, Questura e Procura della Repubblica, ciascuno per le proprie competenze, perché nel prossimo futuro queste persone vivano in luoghi dignitosi e in condizioni degne della natura umana, e che i presunti sfruttatori, dalla nera coscienza, più nera della pelle dei rifugiati, siano tenuti lontani dai soldi e da ogni qualsivoglia potere di decidere!

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