Per cosa non voteremo domenica 4 dicembre

Negli ultimi giorni il tema della riforma costituzionale è entrato prepotentemente nei media, come nei discorsi di tutti. Ma soprattutto si inizia ad argomentare le proprie scelte con maggiore attenzione al merito del referendum. Insomma il livello della discussione si è alzato ma troppo spesso si tirano in ballo ragioni che poco hanno a che fare con la scelta tra un sì e un no. Proviamo allora a delineare alcune cose per cui, malgrado le intenzioni, sicuramente non voteremo domenica 4 dicembre.

Economia. La piccola “x” sulla scheda referendaria non determinerà una crisi economica. Non dobbiamo credere che la deliberazione democratica debba assecondare le paure finanziarie dei mercati. Né la Brexit, né l’elezione di Trump alla Casa Bianca hanno provocato quel baratro che preoccupava qualcuno.

Politica. A meno di scherzi da scrutatore birichino, non sono previsti simboli di partito sulla scheda. Non eleggeremo il prossimo governo e non manderemo a casa nessuno. Chi vota pro o contro qualcuno sta semplicemente rinunciando a pensare liberamente con la propria testa.

‘Destino’. Fortunatamente le sorti del Bene e del Male non vengono decise nelle urne. È ingannevole descrivere il referendum come una guerra tra chi difende la preziosa eredità del passato e chi si batte per l’ultima speranza di futuro. Caricare di un’aura universale un quesito dall’ambito preciso, la modifica della Costituzione, significa tradirlo.

La decisione che ci attende è fondamentale nel suo senso proprio di approvazione o meno della riforma costituzionale. Tutte le altre conseguenze, paventate o auspicate che siano, dipendono dal contesto che viviamo e dal modo con cui politici e media hanno impostato il dibattito. Quello che succederà poco dopo il voto non può essere un argomento decisivo. Tra venti anni pochi ricorderanno le battutacce e il teatrino della politica attuale. Resterà invece indelebile il risultato della nostra (libera) scelta.

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