Pastorale

“Cosa c’entra Dio con noi due?”: secondo appuntamento del ciclo di incontri per sposi, coppie e famiglie con gli “influencer matrimoniali”

La larghissima partecipazione all’incontro diocesano svoltosi domenica presso la parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa ha dimostrato quanta voglia ci sia di fare e soprattutto di essere coppia, e di conseguenza, famiglia.

A dar retta a uno dei più noti detti popolari, «Tra moglie e marito non mettere dito», si sarebbe tranquillamente potuto evitare di organizzare un incontro diocesano per coppie, sposi e famiglie dal titolo «Che cosa c’entra Dio con noi due?».

In fondo, la questione sociale della scarsa propensione a formarsi come coppia stabile e poi come famiglia suggerirebbe che ben poco si possa fare per arginare un fenomeno tanto consolidato. Se alla questione sociale aggiungiamo o, più radicalmente, sovrapponiamo anche quella spirituale della presenza divina nella coppia, allora un’iniziativa di questo segno sembra essere condannata in partenza all’indifferenza.

Al contrario, la larghissima partecipazione all’incontro svoltosi domenica presso la parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa ha dimostrato quanta voglia ci sia di fare e soprattutto di essere coppia e, di conseguenza, famiglia. La domanda presente nel titolo intendeva volutamente provocare il lettore e sfidarlo su un terreno già di per sé un po’ scivoloso, reso ancor più instabile dai nubifragi del pessimismo e del rancore culturale dei nostri giorni.

Invece, oltre quaranta famiglie, quaranta storie hanno deciso di darsi convegno in una mattina di febbraio per ascoltare e per capire cosa possa operare la presenza di Dio all’interno della loro storia a partire dalla storia dei due ospiti, Alessandra Lucca e Francesco Rao. Una storia che, diciamocelo francamente, come ogni storia coniugale, non è sempre è stata irrigata da un amore cristallino. Anzi, i due hanno dovuto attraversare una profonda crisi per poi risorgere.

Una risurrezione che ha portato alla nascita del blog 5pani2pesci (nome che ormai identifica la coppia stessa e la loro opera), ai corsi in giro per l’Italia e per il mondo, all’abbandono della carriera accademica da parte di Francesco (era professore di fisica presso l’Università di Friburgo) e alla decisione di dedicarsi professionalmente all’arte della fotografia (soprattutto per matrimoni), al ritorno in Italia, in provincia di Potenza, terra natale di Alessandra. Si è trattato, quindi, di percorso alla rovescia rispetto a quanto accade normalmente oggi, in cui si fugge da una terra non proprio fertile di occasioni per andare al nord, sempre più a nord, in cerca di nuove opportunità e di un lavoro di prestigio. Alessandra e Francesco, invece, hanno imboccato un percorso controcorrente, una risalita probabilmente faticosa, sicuramente più incerta, ma sicuramente anche più feconda, a giudicare dai frutti.

Il pomeriggio è partito da una riflessione attorno ai brani biblici dell’Esodo di Mosè e del roveto ardente e dell’Inno alla carità di San Paolo per giungere a spiegare la dinamica che dovrebbe animare ogni coppia di sposi: quella di un amore «che è gratuito ed è sovrabbondante», come ha spiegato Alessandra, «un amore senza secondi fini, che, come il roveto ardente, incendia senza consumare», ossia, di un amore che non manipola e che non intende cambiare l’altro a tutti i costi secondo i propri schemi mentali e ideali. Si tratta di un amore a cui tutti sono chiamati, anche coloro i quali si sentono più indegni. Come ha spiegato Francesco, Mosè, è il modello perché «da principe d’Egitto era divenuto un assassino, un latitante in un Paese lontano, un pastore di un gregge non suo, quello di suo suocero Ietro». Proprio in questa situazione, Dio, presente nel roveto ardente, lo chiama ad una grande missione, quella di liberare Israele dalla schiavitù d’Egitto.

Da qui è scaturito, infine, il diretto coinvolgimento delle coppie presenti tramite un toccante esercizio di auto-immaginazione e scrittura di una lettera da parte di Dio a sé stessi sulla base di alcuni passi biblici. Ogni coniuge è stato poi chiamato a scambiarsi la propria lettera con quella dell’altro e a “farsi voce di Dio”, leggendo al coniuge-ascoltatore quanto quest’ultimo aveva precedentemente scritto. In questo modo, ciascuno ha potuto scoprire o riscoprire la propria preziosità, l’importanza che la vita di ciascuno ha agli occhi di Dio e quanto ognuno sia degno di essere amato per quello che è realmente.

La giornata si è conclusa con la messa celebrata dal Direttore dell’Ufficio di Pastorale della Famiglia, dom Luca Scolari. Nella sua omelia, in armonia con quanto emerso durante la giornata, ha evidenziato come le tre letture della liturgia domenicale condividessero il verbo “cambiare”, un verbo che, secondo dom Luca, «non modifica la struttura della persona, ma che può richiedere, dentro la coppia, similmente al passaggio da una sponda all’altra di un fiume, di cambiare logica, di passare alla logica dell’amore».

 

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