A Corvaro entra il nuovo parroco. Don Francesco: «Da don Daniele ricevo una comunità viva»

«Non voglio imitare il Papa, ma verrebbe da dire “buonasera a tutti”». È con queste parole che don Francesco Salvi, lo scorso 8 dicembre, ha fatto il suo esordio come parroco di Corvaro. Un ingresso accompagnato da una grande partecipazione di fedeli, che il sacerdote ha promesso di conoscere «uno per uno», con il desiderio di camminare al fianco di tutti.

Un percorso per il quale don Francesco sa di poter confidare nell’aiuto di don Daniele Muzi: «Mi fa trovare una comunità viva – ha riconosciuto il nuovo parroco – io timidamente mi inserisco nel lavoro pastorale che don Daniele ha iniziato ancor prima che io nascessi».

Poi i ringraziamenti ad altri confratelli sacerdoti: «Ho conosciuto Corvaro per prima cosa come paese di don Giovanni Franchi, parroco con cui ho collaborato in questi anni, e di mons Maceroni, al quale mi lega l’amicizia e la stima profonda», ha spiegato don Francesco, ma il suo primo pensiero è stato per un altro sacerdote: il compianto mons Vincenzo Santori. «Appena ho saputo di Corvaro è la prima persona a cui è andato il mio pensiero: era il mio confessore e la mia guida spirituale. Conoscevo Santo Stefano e Corvaro anche per mezzo di lui. Voglio affidare alla sua preghiera la mia attività pastorale».

E se ad accogliere il nuovo parroco erano in tanti, per salutarlo sono arrivati a Corvaro quelli di San Liberato di Cantalice e delle parrocchie reatine di San Francesco Nuovo, di Sant’Agostino e di Casette, presso cui il sacerdote ha prestato servizio in passato.

A tutti il vescovo Domenico, che ha presieduto il rito per l’inizio del ministero pastorale del nuovo parroco, ha ricordato che per ogni parrocchia la domanda decisiva è quella che Dio rivolge ad Adamo: «Dove sei?».

«Si sappia ascoltare la gente che chiede dove si trova. Sappia la parrocchia trovare la maniera di tenere sveglia questa domanda» ha detto mons. Pompili. «Se don Francesco inseme a tutti voi saprà tenere testa a questa domanda sicuramente la parrocchia sarà quel che deve essere, e cioè un punto di riferimento per tutti, indistintamente, e verrà il momento in cui ciascuno sentirà che quella domanda interpreta il proprio disagio e saprà accogliere l’aiuto».

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