Corpo europeo di solidarietà: un’occasione per i giovani italiani

L’iniziativa intende favorire formazione e tirocini lavorativi in un altro Paese dell’Unione. Inaugurati due progetti pilota, uno per l’Italia e l’altro per la Francia. I partecipanti potranno impegnarsi in attività quali l’assistenza sanitaria, l’integrazione sociale, la protezione dell’ambiente, l’assistenza a migranti e rifugiati.

Rischia di passare sotto il silenzio dei media italiani una iniziativa dell’Unione europea che riguarda i giovani, con la possibilità di creare formazione, opportunità per tirocini e persino posti di lavoro. Si tratta del Corpo europeo di solidarietà, varato sei mesi or sono e gestito dalla Commissione Ue, la quale sostiene proprio in tale quadro due progetti – pubblicizzati da Bruxelles in questo mese di luglio –, guidati dal servizio pubblico per l’impiego italiano e da quello francese, “che offriranno a un massimo di 6mila giovani un lavoro o un tirocinio connessi alla solidarietà in un altro Paese dell’Unione europea”.

Marianne Thyssen, commissaria per l’occupazione e gli affari sociali, ha spiegato: “Il corpo europeo di solidarietà ambisce a offrire maggiori e migliori opportunità. Con l’avvio”, a partire dal 10 luglio, “della parte occupazionale, il Corpo di solidarietà presenta il suo pieno potenziale ai nostri giovani”. In collaborazione con i servizi pubblici per l’impiego e i partner locali, “offriremo a migliaia di giovani una concreta opportunità di lavoro o tirocinio nel campo della solidarietà in tutta Europa. Ciò consentirà loro di sviluppare competenze e migliorare le future prospettive nel mercato del lavoro”.

I due progetti, guidati dal servizio pubblico per l’impiego francese (Pôle Emploi) e dall’italiana Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal) prevedono – chiarisce la stessa Commissione – la collaborazione di servizi pubblici per l’impiego e organizzazioni di diversi Stati membri dell’Ue, come le organizzazioni dei datori di lavoro e gli istituti di formazione, per fornire ai giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni offerte di lavoro o tirocinio in settori connessi alla solidarietà. “I partecipanti selezionati potranno impegnarsi in un’ampia gamma di attività quali l’assistenza sanitaria, l’integrazione sociale, la protezione dell’ambiente, l’assistenza a migranti e rifugiati e l’aiuto alimentare in un altro Paese Ue”. I progetti si rivolgeranno ai datori di lavoro, garantiranno l’abbinamento tra candidati e offerte e “forniranno ai partecipanti assistenza finanziaria e altre forme di sostegno, come la formazione”. I progetti, che proseguiranno fino al 2019, sono finanziati con 14 milioni di euro dal programma per l’occupazione e l’innovazione sociale.

Nel frattempo il Corpo europeo di solidarietà verrà ulteriormente consolidato per mettere a disposizione 100mila posti entro la fine del 2020.
Tibor Navracsics, commissario per l’istruzione, la cultura e i giovani, ha tenuto a osservare: “Sappiamo che molti giovani in Europa sono desiderosi di aiutare gli altri e che tale impegno avrà ripercussioni positive anche per loro. La partecipazione al Corpo europeo di solidarietà sarà un’esperienza preziosa per i giovani all’inizio della loro carriera”.

Si tratta di un’opportunità. Certo non risolverà né l’annoso problema della disoccupazione giovanile, che in Italia mostra cifre record, né quello dei Neet (“not in education, employment or training). Ma è pur sempre un progetto concreto (per saperne di più: https://europa.eu/youth/Solidarity_it) da non lasciarsi sfuggire e a cui dare rilevanza sul piano mediatico per raccontare una (piccola) azione Ue che guarda concretamente in avanti.

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