Corea-Usa, vertice saltato. Antonio Fiori, una partita giocata molto male

Il tavolo è saltato perché i termini della trattativa non erano condivisi. Intervista ad Antonio Fiori, esperto di relazioni internazionali dell’Asia dell’Est, sulla decisione del presidente Donald Trump di annullare l'incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un previsto a Singapore il 12 giugno. La prospettiva degli americani di arrivare con la Corea del Nord a “uno smantellamento completo, irreversibile e verificabile - dice al Sir l'esperto - non può in alcun caso collimare con le aspettative nordcoreane”

“Io me lo aspettavo. Da un po’ di tempo era nell’aria una presa di posizione da parte statunitense anche perché le richieste della amministrazione Trump non collimano e non sono mai collimate con le aspettative nordcoreane”. Antonio Fiori, docente di relazioni internazionali dell’Asia dell’Est all’Università di Bologna, ammette di non essersi assolutamente sorpreso della decisione del presidente Donald Trump di annullare l’incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un previsto a Singapore il 12 giugno. “Dal punto di vista formale  – spiega il professore che per lunghi periodi dell’anno vive in Corea del Sud – gli americani hanno giocato molto male questa partita”. Il riferimento è alle prese di posizione prima del consigliere di sicurezza nazionale Usa, John Bolton, e poi dell’attuale segretario di Stato, Mike Pence, che hanno presentato la denuclearizzazione della Libia come “modello” per quella della Corea del Nord. La prospettiva degli americani di arrivare con la Corea del Nord ad “uno smantellamento completo, irreversibile e verificabile non può in alcun caso collimare con le aspettative nordcoreane”.

Lo smantellamento è inteso in maniera diametralmente opposta dalle parti. Gli americani vorrebbero uno smantellamento completo e chiedono alla Corea del Nord di essere un Paese totalmente denuclearizzato. La Corea del Nord invece intende questo processo come cessazione dei test nucleari e dei missili sui quali montare eventualmente un ordigno. E quindi ritiene di poter continuare non solo ad avere le testate ma ad avere anche il know-how, assicurandosi in questo modo la possibilità di un ripristino immediato di un programma nucleare.

Insomma, se i termini della trattativa sono diversi, è ovvio che il tavolo non regga ed è chiaro che “Trump – prosegue Fiori – ha fatto un errore strategico”. Gli Stati Uniti hanno dato prova di non capire come ragionano i nordcoreani e verso quali obiettivi vanno. Quando – dice il professore – “l’unica possibilità che avrebbe soddisfatto in qualche maniera le aspettative americane sarebbe stata quella di chiedere uno stallo nordcoreano al programma nucleare. Chiedergli invece lo smantellamento completo è stato assolutamente illogico”.

Altro macigno che è caduto sul tavolo delle trattative è stata la fuori uscita degli Stati Uniti (sempre per volontà del presidente Trump) dall’accordo sul nucleare in Iran siglato nel 2015 dall’Amministrazione Obama. Questa decisione è suonata alle orecchie di Kim Jong-un come un pericoloso campanello d’allarme, insinuando il legittimo sospetto che gli accordi sottoscritti con una amministrazione Usa possono al cambio di presidenza diventare “carta straccia”.

C’è una piccola notizia positiva. Ed è “il tono conciliante della lettera” che Trump ha inviato al leader nordcoreano per comunicargli la decisione di far saltare il summit di Singapore. “E’ probabilmente – nota Fiori – la volontà di tenersi aperta una finestra. Sappiamo benissimo che la diplomazia è ancora a lavoro. Probabilmente non per riportare i due a Singapore il 12 giugno. Quel summit è ormai saltato. Ma quanto meno di differire un eventuale tavolo”.

Ma perché le porte si aprano di nuovo, Trump deve – e questi sono i consigli dell’esperto – farsi consigliare da “specialisti di Corea del Nord” e adottare “un approccio graduale. Significa, non andare al tavolo chiedendo uno smantellamento nucleare completo in cambio di aiuti economici. Anche perché gli aiuti economici servono relativamente al leader Kim”.

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