Convegno Fai, don Jaroslav: costruire il Villaggio dell’Essere

«Bisogna tornare alla persona»: è la prospettiva che don Jaroslaw Krzewicki, vicario generale del vescovo di Rieti, propone come risposta ai problemi sollevati negli incontri su “Percezione consapevole di ambienti e spazi significativi”, organizzati all’Auditorium dei Poveri dal Fai di Rieti in collaborazione con «Frontiera», attorno ai temi dell’ambiente, del paesaggio e dell’urbanistica.

«Può sembrare banale come proposta – ha aggiunto il sacerdote – ma bisogna tornare alla persona e ricostruire il suo legame con il mondo reale, con la natura, con il creato. E poi con la cultura, ma quella dalle sorgenti, non con una pozzanghera staccata. Nella natura l’uomo deve risentire un senso di gratitudine e di umiltà, che si manifesta nella semplicità e nel rispetto. Nella cultura l’uomo deve risolvere il problema della solitudine, del disinteresse per Dio e dell’abbandono del villaggio d’origine».

Occorre cioè ritornare «al “Villaggio dell’Essere”, il villaggio che serve per ricreare i rapporti: quelli educativi, quelli formativi, quelli che servono per far crescere i figli. È necessario un villaggio in cui la persona possa tornare alle origini, in cui l’ambiente torni quello che era una volta. Ma non per nostalgia di un mondo andato: quello che si è perso è da ricostruire con tutte le scoperte del mondo fino ad oggi».

«Il villaggio – ha aggiunto don Jaroslav – è il luogo delle relazioni, è tornare alla famiglia, agli amici, alla scuola, ai maestri, anche in senso anche simbolico. Occorre ricostruire i ponti nella società».

In senso concreto vuol dire «attenzione alla persona e alla formazione. Bisogna pensare oggi ai giovani. Per garantire loro lo spazio della crescita, della formazione. Nel villaggio l’uomo vive le sue radici e costruisce i legami. Poi ognuno deve ritrovare la passione di essere artefice. Lo spazio urbano è lo spazio di tutti. Ma bisogna favorire l’incontro, conservare la memoria, ripensare l’ospitalità. È bene quando qualcuno viene che trovi la chiesa aperta, ma è anche bene che trovi un ristorante o un bar».

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