Convegno Fai, Barbara Romiti: ci vuole una committenza diffusa

«Come si intreccia l’arte contemporanea con lo spazio pubblico?» È l’interrogativo con cui ha avuto inizio la relazione di Barbara Romiti all’ultimo degli incontri organizzati all’Auditorium dei Poveri dal Fai di Rieti in collaborazione con «Frontiera» su “Percezione consapevole di ambienti e spazi significativi”.

«Spesso – ha aggiunto la Vice Capo Delegazione Fai di Rieti – avrete visto borghi medievali, centri storici, e periferie invase a opere d’arte contemporanea. Si nota l’invadenza dell’opera stessa nello spazio urbano. Si tratta spesso di lavori autoreferenziali, poco interessanti, incapaci di trasmettere un messaggio, di suscitare una emozione. Irrimediabilmente queste opere, rimaste nell’indifferenza generale, vengono poi condannate all’incuria. Un po’ anche per quel viziaccio tutto italiano di non pensare alla manutenzione».

«Qualche esempio l’abbiamo anche nella città di Rieti» ha detto ancora Barbara Romiti: «ciò finisce per aggravare lo stato di degrado degli spazi, soprattutto nelle periferie. Questo ci invita a desiderare di essere liberati dall’arte contemporanea: se deve essere così invadente e così scollegata dal tessuto collettivo ci viene naturale il disprezzo».

«Si può però cercare una alternativa all’installazione di opere d’arte calate dall’alto» ha rilanciato la delegata Fai: «è in un processo di condivisione e apprezzamento, in una attitudine naturale del pubblico».

«Come Fai di Rieti – ha spiegato la relatrice – siamo rimasti un po’ disarmati di fronte ad alcune segnalazioni che ci sono giunte per la manifestazione di alcune di queste tendenze in alcuni centri storici della provincia. Ci siamo preoccupati perché non abbiamo saputo inizialmente cosa rispondere. Non ci sono degli strumenti normativi atti a contrastare questa tendenza».

Ma guardando a quello che si fa in altri Paesi ed in alcune altre realtà italiane una risposta si è poi fatta avanti: «Non è uno strumento legale, ma etico, perché basato sulla condivisione. C’è da mettere in campo la pratica dei “nuovi committenti”. A scegliere l’opera d’arte contemporanea non sono più i politici, ma i cittadini: gruppi associati di vario genere che manifestano una esigenza che ha che fare con uno spazio che vivono quotidianamente e che possono esprimere attraverso un’opera d’arte. Un processo innescato dal basso che rappresenta una domanda concreta dei cittadini attraverso cui si giunge alla produzione di un’opera d’arte contemporanea che risponde ad una esigenza sociale».

Un esempio su come questo processo potrebbe essere applicato a Rieti si potrebbe fare sul «un progetto di ricomposizione architettonica di piazza san Rufo». Ricordando le ipotesi emerse in tempi recenti, Barbara Romiti ha domandato: «c’è stata la condivisione con la collettività che vive tutti i giorni la piazza?» Una riflessione che si dimostra appropriata guardando al destino della cosiddetta “caciotta”: nata come monumento al “centro d’Italia”, è stata di fatto trasformata in tutt’altra cosa dai cittadini: «in sedile, in palcoscenico, i gioco irresistibile per i bambini». Come a dire che il dialogo con chi abita gli spazi è necessario perché questi vengano vissuti in modo appropriato.

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