“ConfrontiamoCi”, Mariantoni: «superare la politica dell’emergenza»

«Oggi per noi è una grande giornata. Ospitiamo questo grande incontro: “ConfrontiamoCi”. Già il titolo è bellissimo, parla di tutte quelle che sono le nostre prassi, e tiriamo le somme, cerchiamo di capire quali sono le linee di sviluppo per quella che sarà la futura integrazione».

Sono le parole con cui l’assessore ai servizi socio-sanitari del Comune di Rieti, Stefania Mariantoni, il 18 maggio ha introdotto i lavori del convegno organizzato dalla Caritas diocesana, in sinergia con il Comune, per mettere a confronto gli operatori dei progetti Sprar di tutto il Paese.

«Il concetto di immigrazione – ha aggiunto – non può prescindere da quello di integrazione e di inclusione sociale. Per questo ritengo che non tutte le prassi che si sviluppano sul nostro territorio portino poi alla vera inclusione. Allora confrontarsi su questo, sapere cosa si fa su tutto il territorio nazionale, avere come riferimento alcune eccellenze che sono in giro per l’Italia può diventare per tutti momento di crescita».

«Di questo appuntamento ringrazio la Caritas» ha sottolineato l’assessore: «ha fatto un lavoro eccellente di organizzazione. La Caritas ha un gruppo di lavoro estremamente preparato. Sul nostro territorio svolge il lavoro di gestione del progetto Sprar per il Comune di Rieti da molti anni in maniera eccellente».

Ma a Rieti c’è un secondo progetto Sprar: «è gestito dall’Arci e anche lì stiamo sviluppando linee alternative di accoglienza. In Italia ormai andiamo su due grandi filoni: uno riguarda l’accoglienza, l’altro riguarda l’emergenza. Come linea amministrativa riteniamo che quello dell’emergenza dev’essere ampiamente superato. Non possiamo continuare a pensare di accogliere chi arriva dal sud del mondo con strutture o gestioni di emergenza: non è degno per nessuno».

«Noi – ha proseguito Mariantoni – non abbiamo sviluppato le nostre politiche in quella direzione. Noi puntiamo sull’accoglienza, e lo facciamo con i due progetti Sprar, nei quali il servizio viene ampiamente pensato e rimodulato sulla base delle esigenze di ognuno che arriva sul territorio. Anche perché le strutture di emergenza la nostra normativa non le prevede. Perché dovremmo pensare di inserire le persone che arrivano in strutture che non sono riconosciute dalla nostra normativa sociale?»

«Con la Caritas stiamo lavorando da tanto tempo e la cosa funziona. Con l’Arci abbiamo pensato a forme innovative. La nostra idea è di accogliere i minori stranieri così come accogliamo i minori italiani. Abbiamo sviluppato un progetto sperimentale che si chiama “professione famiglia”. Pensiamo che le famiglie professionali siano una delle linee di sviluppo che devono essere assolutamente incentivate per dare una inclusione degna. Potremmo pensare che domani o dopodomani ci siano le “famiglie solidali”, ci sia l’accoglienza diffusa sul territorio».

L’assessore ha quindi fatto l’augurio che dalla due giorni organizzata da Caritas «venga fuori una alternativa degna, vivibile per tutti, capace di superare la logica dell’emergenza che oggi va per la maggiore».

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