Con…fraternamente!

Eran trecento, non tutti giovani ma sicuramente forti, in quanto a senso di appartenenza e devozione, i reatini che hanno partecipato, domenica l’altra, al raduno delle confraternite del Lazio. Un appuntamento, quello con il “Cammino regionale”, che ha fatto tappa stavolta in diocesi di Albano. È toccata a Nettuno, la ridente località costiera sul Tirreno, accogliere l’edizione numero 11 del “Cammino”, ospitata a turno ogni volta da una diocesi della regione. E dalla diocesi reatina, che proprio dal raduno regionale che qui si tenne nel 2005 ha visto ripartire l’opera di rilancio di queste tradizionali forme di presenza ecclesiale, hanno partecipato i rappresentanti di tredici confraternite. Alla volta di Nettuno sono partiti gruppi da Rieti città e da Ornaro, Contigliano, San Liberato, Cantalice, Cittareale, Vazia, Pietraforte, Oliveto e Castel di Tora. A rappresentare il clero diocesano (e il delegato del settore, don Mariano Assogna) c’era il diacono Vincenzo Focaroli. L’incontro di quest’anno, sul tema “Confratelli: evangelizzatori ed educatori perché Testimoni”, ha visto oltre quattromila persone affollare il piazzale nettunese antistante il santuario dedicato alla Madonna delle Grazie, che custodisce le spoglie di santa Maria Goretti, per la celebrazione della Messa (nella foto alcuni reatini in attesa della liturgia) presieduta dal vescovo di Tivoli monsignor Parmeggiani, che per conto della Cei assiste la confederazione che riunisce le varie confraternite d’Italia. Quindi il corteo che sul lungomare ha visto sfilare i confratelli con i loro abiti tradizionali, crocifissi, insegne e stendardi.

Presente anche la Pia Unione S. Antonio a Nettuno: non sono voluti mancare, i confratelli del sodalizio reatino intitolato al santo di Padova, che stanno vivendo il loro anno giubilare nel bicentenario della fondazione (o meglio, della ricostituzione nell’attuale forma, dopo l’estinzione della precedente confraternita che ab antiquo curava in città la devozione antoniana) del sodalizio. Festeggiamenti che, in questi giorni, si sono incrociati con le celebrazioni in onore di san Francesco, che hanno richiamato diversi fedeli nella chiesa intitolata al Poverello d’Assisi per il triduo predicato dagli esponenti delle tre famiglie francescane (il minore padre Porcelli da Fonte Colombo, il cappuccino padre Lehmann e il convenutale padre Baldassa) e per la festa del 4 culminata nella Messa solenne del vescovo Lucarelli. Alla mattina, ai piedi del monumento bronzeo raffigurante il santo all’esterno della Cattedrale, si sono radunati i consiglieri della Pia Unione con le autorità per accogliere, come da programma, la scultura in grano proveniente da Campocavallo di Osimo che rappresenta la “chiesa madre” reatina, protagonista dell’edizione 2012 della “festa del Covo” che nella località marchigiana ogni anno vede un edificio sacro realizzato in chicchi e spighe intrecciate da abili artigiani del luogo. A salutare l’arrivo del “covo”, dedicato alla nostra Cattedrale proprio in onore della confraternita antoniana reatina nel suo anno giubilare, c’erano il vescovo Lucarelli, la prefetto Marolla, il sindaco Petrangeli, il presidente della Provincia Melilli, diversi assessori e altre autorità. Fino a stasera, sarà possibile per i reatini ammirare in piazza Vittori la splendida opera che raffigura perfettamente – in scala ma con tutti i particolari scrupolosamente seguiti – il Duomo di S. Maria. (per la cronaca dei festeggiamenti in onore di san Francesco, appuntamento su questa pagina la settimana prossima)

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