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Comunicare l’emergenza in maniera responsabile: il convegno ad Amatrice

Presso il Polo del Gusto di Amatrice, si è tenuto il convegno promosso dall’Ucsi, Unione Cattolica della Stampa Italiana, e dalla Ferpi, Federazione Relazioni Pubbliche, dal titolo “Il racconto responsabile dei risastri naturali”, volto ad analizzare il metodo della comunicazione nei territori colpiti da calamità

Sabato 23 novembre, presso il Polo del Gusto di Amatrice, si è tenuto il convegno promosso dall’Ucsi, Unione Cattolica della Stampa Italiana, e dalla Ferpi, Federazione Relazioni Pubbliche, dal titolo “Il Racconto Responsabile dei Disastri Naturali”, volto ad analizzare il metodo della comunicazione nei territori colpiti da calamità naturali anche attraverso lo strumento della “Carta di Rieti”.
Molti gli interventi succedutisi, moderati dal giornalista di TV 2000 Fabio Bolzetta, nonché autore del libro Voci dal Terremoto in cui si racconta la memoria dei momenti difficili e quella delle esperienze positive.

«Comunicare bene durante lo stato di emergenza – ha esordito Diana Daneluz, Ferpi Lazio – significa evitare il danno della disinformazione. È necessario che la comunicazione sia scientifica, ma accessibile al destinatario comune e che metta in risalto ogni singolo gesto eroico che può creare empatia intorno alla comunità colpita anche dopo lo stato emergenziale».

Il secondo intervento è stato quello del giornalista di TGR Lazio, Rosario Carello, che ha raccontato il frenetico lavoro del suo staff durante le difficili ore post-sisma. «È stata una realtà molto complessa. I giornalisti sono passati dall’essere supportati all’essere sopportati e questo ci ha fatto capire che un territorio è fatto di portatori di interventi diversi. Il terremoto ha in sé una serie di difficoltà e bisogna decidere come affrontarle, cercando di costruire la fiducia nel pubblico essendo testimoni con le nostre facce e le nostre firme».

La comunicazione nei casi di emergenza mette in campo diverse sinergie, come dimostra la testimonianza del tenente colonnello Salvatore Verde, responsabile dell’ufficio comunicazione dello Stato Maggiore dell’Esercito. «L’Esercito si ritrova sempre in prima linea nello stato emergenziale, attraverso le differenti specialità del Genio. Poi, però, bisogna anche raccontare e unificare la voce dei racconti. Noi siamo stati il collante di tutti gli attori che si raccontavano senza alterazioni». Ha sottolineato, infine, come i tempi sempre più stretti portino ad una comunicazione più concisa che deve comunque essere corretta e capace di arrivare alla gente comune.

A questo punto è intervenuto il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, che ha evidenziato l’esigenza di mantenere viva l’attenzione nei territori colpiti dal sisma. «Se guardiamo alla comunicazione, c’è stata una stagione molto intensa nel primo periodo post-sisma, successivamente entrata in una zona d’ombra. Il dramma di Genova, infatti, sembra aver dirottato altrove l’attenzione ma qui le cose non sono ancora risolte. Senza una comunicazione diffusa, capillare e aggiornata, c’è il rischio di venir messi da parte». Inoltre, ha messo in luce come bisognerebbe evitare «un’informazione dell’anniversario» in ottica di un’informazione moderna, che restituisca l’effettivo percorso di rigenerazione, mettendo in risalto la questione dell’Italia Centrale.

La seconda parte del convegno si è invece soffermata sulla spiegazione della Carta di Rieti, una raccolta di comportamenti da adottare nella comunicazione inerente a un territorio che si trova in uno stato di emergenza. Stefano Marcello, coautore della Carta, ha spiegato come essa «debba essere considerata come un post-it, un appunto che ci ricorda un appuntamento senza approfondire. La Carta non è, difatti, di natura prescrittiva e non reca alcuna tempistica. Si tratta di una scelta volontaria e condivisa da tutti coloro che hanno partecipato alla sua stesura. Si tratta di una scelta attentamente ragionata, che conta la complessità quantitativa, in termini di attori e territori e che deve fare i conti con una complessità di tono e di linguaggio. L’ipotesi è quella di fornire un metodo che renda strutturato un percorso di comunicazione che deve contemplare anche il rilancio dei territori colpiti».

Prezioso anche l’intervento dell’architetto Ginevra Selli che ha dimostrato che «anche l’architettura può comunicare, veicolando messaggi di inclusione e spiritualità». Il progetto da lei illustrato parte dalla considerazione dei luoghi di culto come punti di incontro per la comunità. Il progressivo aumento di persone di culture e religioni diverse ha posto l’esigenza di creare nuovi spazi in cui poter attuare un dialogo interreligioso in virtù della speranza. Così, si è pensato «ad uno spazio articolato con un vuoto in centro ma connotato dalla presenza di luce, intorno al quale si dispongono diverse stanze». Ecco come, anche nei territori colpiti dal sisma, si potrà avere l’opportunità di recuperare i luoghi di culto nell’ottica di un’apertura verso l’altro.

«Bisogna investire sulla cultura. La mancanza di consapevolezza del rischio come emergenza crea un sistema in cui nessuno ha la fiducia nell’altro, mentre prendono sempre più piede le informazioni non accreditate» ha infine concluso Sergio Vazzoler, mettendo altresì in risalto un altro tema estremamente attuale: quello dei cambiamenti climatici.

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