Comitato Scuole Sicure: «non possiamo aspettare altri 20 anni»

«Non possiamo aspettare altri 20 anni». Dopo la manifestazione di questa mattina, il Comitato Scuole Sicure continua a chiedere di «prevenire il rischio» e di «accelerare gli interventi e incrementare gli investimenti».

«La manifestazione di oggi – spiegano dal Comitato Scuole Sicure – è un primo segnale di come stia finalmente aumentando la consapevolezza di tutti noi verso un problema così serio come il rischio sismico degli edifici scolastici e strategici ai fini di protezione civile».

La manifestazione del 10 ottobre è dtata preceduta da «numerosi incontri con tecnici, docenti, Presidi, studenti, genitori, fino a quello di sabato scorso con il Dipartimento di Protezione civile, il Miur e le istituzioni locali» (presenti il Sindaco di Rieti Petrangeli e il Vice Presidente della Provincia, Antonacci, affiancato dai tecnici). Proprio durante questo incontro, i rappresentanti del Comitato Scuole Sicure avevano premesso che «la manifestazione non deve essere letta come un’iniziativa contro qualcuno ma esclusivamente volta a risolvere il problema, cioè ridurre drasticamente il rischio che i nostri figli corrono all’interno di edifici ad alta vulnerabilità sismica».

«Per questo – aggiungono dal Comitato – abbiamo da subito chiesto di cominciare a fare prevenzione per la mitigazione del rischio, trovando soluzioni alternative, e di accelerare gli investimenti per rendere adeguate, ove possibile, tutte le scuole della provincia di Rieti. Ed è proprio questo l’obiettivo comune a tutti, perseguito anche dagli studenti delle superiori che manifesteranno martedì».

Prendiamo atto che, per il momento, i rappresentanti d’istituto eletti lo scorso anno stanno orientando la protesta esclusivamente verso “le istituzioni statali”, mentre da parte nostra c’è la volontà di far capire ai ragazzi quanto anche Comuni e Provincia possono fare nell’immediato per la prevenzione del rischio che loro corrono in prima persona.

«Infatti, come è emerso chiaramente proprio nell’incontro al Dicomac, i fondi (http://www.istruzione.it/edilizia_scolastica/index.shtml), anche se ancora insufficienti, da un po’ di tempo cominciano ad arrivare ma sono proprio Regioni, Province e Comuni ad averli gestiti male. È sufficiente andare a vedere le rendicontazioni della Task force istituita dal Miur – sottolinea il Comitato Scuole Sicure – per accelerare il completamento degli interventi già finanziati».

Per sintetizzare è stato rilevato che «le criticità riscontrate sono ascrivibili nel 62,5 per cento dei casi a inadeguatezza tecnica o inerzia, in alcuni casi entrambe, da parte dei tanti soggetti coinvolti nel concretizzare le opere, a livello degli enti attuatori e degli enti regionali e statali responsabili per le varie autorizzazioni richieste e per il trasferimento delle risorse».
L’auspicio è che «questo momento di emergenza possa essere occasione per una rivisitazione di tutta la logistica scolastica (abbiamo scuole vuote come quella recentemente ristrutturata in via S.Agnese e scuole che traboccano), per valutare strutture alternative anche a seguito di ulteriori verifiche sismiche su edifici pubblici inutilizzati (Consorzio Industriale, ex Bosi, ecc..), per dare un’accelerazione ai progetti in approvazione e a quelli già finanziati (Alberghiero, Agraria, Liceo scientifico sede via Piselli, media Sisti, ecc..) eventualmente valutando opportune nuove dislocazioni, per recuperare risorse non utilizzate (ci sono fondi in perenzione che devono essere immediatamente riattivati), per chiedere con forza al Governo di aumentare il Fondo unico per l’edilizia scolastica ed altri fondi ad “hoc”».

Un insieme di interventi che, data l’imprevedibilità del rischio sismico, «deve necessariamente contemplare anche la chiusura di scuole in edifici non adeguati sismicamente. Altrimenti, tra 12 mesi, quando sarà passata la paura, non se ne parlerà più e avremo perso una occasione irripetibile al prezzo sanguinoso di vite umane».

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