Chiesa madre, Chiesa famiglia

Il 9 settembre, la Diocesi di Rieti ha celebrato l’anniversario della dedicazione della Cattedrale.

L’occasione coincide con l’inizio del nuovo anno pastorale, e ha dato modo al Vicario Generale del Vescovo, don Jaroslaw Krzewicki, di presentare in modo sintetico le linee guida del programma pastorale per la diocesi.

«Non è possibile fare una buona sintesi del programma pastorale in 5 minuti. Può essere solo uno stimolo» ha premesso il vicario. «Parlo dopo aver raccolto tante voci e suggerimenti da parte di alcuni sacerdoti, quasi tutti diaconi, molti religiosi e tanti, veramente tanti laici. Sono stati alcuni di loro ad incoraggiarmi, e io mi sento in dovere di fare lo stesso con quanti di voi vorranno darmi fiducia e ascolto».

«Nel nostro cammino ecclesiale – ha spiegato don Jarek – serve la volontà di lavorare, coraggiosamente e umilmente nella vigna, del Signore, e non quella mia, o manco quella nostra. Chiesa famiglia, che nasce dal battesimo, che si riunisce attorno ad una mensa eucaristica, cresce grazie ai doni dello Spirito Santo, si rinnova nel perdono, e serve. Chiesa dei sacramenti. Chiesa Madre che pensa ai sui figli, giovani e anziani, nativi o venuti da lontano, dal centro e dalle periferie, madre dei pastori feriti, dei divorziati e dei ribelli. Chiesa Madre, è la Chiesa dell’ascolto, di poche parole, e dei fatti concreti».

Gli obiettivi

«Cerchiamo di non trascurare le nostre ferite ma mettiamo al centro le potenzialità. Lavoriamo insieme, perché uniti faremo molto di più. Ricordiamo le parole di Madre Giulia Verhaeghe (fondatrice della comunità Famiglia Spirituale “Opera”, appoggiata a Collalto) che ha detto ai tempi della fioritura della Chiesa: “abbiamo oggi troppe azioni prive dell’interiorità”» ha aggiunto il sacerdote, introducendo agli obiettivi.

Essere Chiesa famiglia «Vuol dire essere vicini gli uni agli altri, ovvero: interessarsi, cercarsi, comprendersi, perdonarsi, servire; valorizzare i carismi: quelli nascosti, dimenticati, negati e sprecati. Pensiamo al laicato 50 anni dopo il Vaticanum II, ma anche ai diaconi, ai religiosi e alle religiose e infine, ai sacerdoti oggi qui presenti, e quelli assenti».

«Dolce e esigente, paziente e premurosa, coraggiosa: nei confronti dei fratelli esclusi, ed emarginati… nei confronti dei peccatori, vaganti e erranti» è invece il senso dell’essere Chiesa madre. «Gli ambiti di lavoro – ha aggiunto don Jarek – sono principalmente quattro: Sacerdoti, Diaconi, Religiosi, Laici (‘ scuola, ‘ famiglia, ‘catechesi, ‘ migrantes, ‘ volontariato, ‘ movimenti e altre realtà laicali».

Metodo – proprio a ciascuno di ogni ambito. Sacerdoti

«Possibilmente nei prossimi giorni si faranno gli incontri nelle vicarie, sul tema Chiesa madre e chiesa famiglia. Si cercherà di rispondere a due domande: come essere famiglia e come essere madre nel contesto della Vicaria, guardando in faccia i problemi concreti della parrocchia e della società… I vicari foranei riceveranno nei prossimi giorni materiale di aiuto» ha detto il vicario, aggiungendo: «Alla fine del mese di settembre, o comunque, senza tardare troppo, si farà un incontro del clero dedicato alle problematiche affrontate nelle vicarie. Nel frattempo il consiglio presbiteriale esprimerà i suoi suggerimenti sul tema del percorso tematico dell’anno per la vita pastorale nelle vicarie e per il percorso formativo di quest’anno. Infatti, attraverso una formazione, ovvero una serie di incontri focalizzati sul tema dell’anno pastorale, cercheremo di essere innanzitutto noi, più uniti, e forse più attenti ai confratelli in qualsiasi tipo di emergenza».

«È sorta l’idea di fare gli esercizi spirituali diocesani prima del tempo di Avvento, che eventualmente, se ci sarà un’adeguata risposta, si potrebbe concretizzare alla domenica di Cristo Re. A breve riceverete qualche notizia più concreta» ha annunciato don Jarek, che riguardo alla vita sacerdotale ha concluso: «in questo ambito, tocca prendersi a cuore la pastorale vocazionale che, guardando l’anagrafe, diventa una vera emergenza».

Metodo – proprio a ciascuno di ogni ambito. Diaconi

«I diaconi hanno già iniziato il percorso con il ritiro a Borgo San Pietro nel mese di giugno. Loro hanno bisogno, insieme a tutti noi, di ripensare il ruolo del diacono nella nostra Chiesa. La figura del diacono abbastanza recente, quella del diacono permanente, e tutti dobbiamo pensare come valorizzarla, senza confonderla con il sacerdozio ma anche con gli alti ministeri presenti nella vita della Chiesa» ha spiegato don Jarek.

Metodo – proprio a ciascuno di ogni ambito. I religiosi

«È importante che i religiosi si avvicinino tra di loro, all’interno della Diocesi che le accoglie, e che sentano la vicinanza di questa Chiesa, nella disponibilità da parte del clero, dei movimenti, dei giovani» ha sottolineato il vicario.

Metodo – proprio a ciascuno di ogni ambito. Laici

Quanto ai laici, don Jarek ha rilevato che «Ci sono tanti cantieri… Qui ne sono emersi due, prima della Santa Messa: le famiglie e la catechesi. Io aggiungo il terzo, che in questo momento dovrebbe starci al cuore: abbiamo in corso alcune iniziative nuove: il villaggio dell’essere. Preghiamo che esca, che si costruisca…. Potrebbe arricchire la nostra realtà».

Inoltre è arrivata la proposta di «riprendere l’iniziativa delle ventiquattro ore per il Signore, preparandola meglio e forse, se opportuno, estendendola alle altre realtà più distanti da Rieti. Pensiamo a tutte le iniziative già in corso. Coloro che lavorano nella Vigna del Signore, devono sentirsi parte di una famiglia che si conosce, comprende e sostiene» ha aggiunto il vicario del vescovo.

Collaborazione

«Perciò serve una collaborazione, la conoscenza e la organicità nella vita della nostra Chiesa. Mancano rapporti su vari livelli: come se esistessero le realtà separate e parallele. Il clero non è eccessivamente unito e la questione non è nuova. Questa non è una critica, ma un dato di fatto» ha detto don Jarek. «Di aiuto ci possono essere i mezzi di comunicazione che dobbiamo sfruttare meglio. Ma anche sostenerli».

Tempi

Don Jarek ha anche ricordato alcune dei prossimi appuntamenti della vita diocesana: «A breve si incontrerà il consiglio presbiteriale per valutare alcune problematiche che riguardano il clero stesso, specialmente la sua integrazione (proveniamo dai contesti ecclesiali molto diversi), e la vicinanza ai sacerdoti in difficoltà. Ognuno di noi deve sentire il calore della Chiesa Madre che lo accompagna. Il consiglio pastorale ha dato alcuni suggerimenti e la consulta dei laici sta lavorando su iniziative concrete, ma ora dobbiamo, noi sacerdoti, stare vicino ai nostri laici. Questo richiede innanzitutto da parte nostra fiducia e umiltà. I religiosi, fanno il loro cammino. Ma noi non possiamo essere distanti. C’è chi giustamente dice di sentirsi abbandonato».

Conclusioni

«Ci dirà qualcuno che il tema pastorale di quest anno non presenta niente di nuovo» ha premesso il vicario. «Bene, non deve. Serve per raggiungere gli obbiettivi, ovvero serve a imparare e a sperimentare come essere Chiesa, più famiglia e più Madre. Ne parla spesso Papa Francesco. L’intento di questo programma è solo di dare continuità a quello che si è fatto o si voleva fare. Serve per rimanere in piedi, senza mettersi in attesa con le lampade spente. Non sappiamo quando il Signore verrà, ma sappiamo che, nel momento opportuno e ancora incerto, dovrà venire anche nella persona del nuovo pastore di questa Chiesa diocesana. Guardando le sensibilità personali di coloro che hanno coltivato il terreno fertile e sassoso della Diocesi, pensiamo innanzitutto che l’unico pastore che pascola il suo gregge da almeno quindici secoli a Rieti, è Cristo stesso, e noi dobbiamo riconoscerlo in mezzo a noi in colui che ci è stato donato e ci sarà mandato nel suo nome».

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