Chi vince giocando, e chi perde vivendo

È in prima pagina sul giornale di oggi: una signora di 65 anni gioca al Gratta e Vinci e si porta a casa 50.000 euro. La Dea bendata ha fatto tappa a Passo Corese.

In un momento così delicato, sottolinea il giornale, con la crisi che fa tirare la cinghia agli italiani, la cifra rappresenta un’autentica boccata d’aria.

Ma non è tutto. La vincita sembra essere stata meritata: una sorta di premio per l’impegno e la costanza. Stando alla cronaca, infatti, ogni mattina la donna passa in edicola e prende il solito Gratta e Vinci da 20 euro. Provate anche voi: a fine mese vi accorgerete di aver speso qualcosa in più del cosiddetto “minimo vitale”. Comunque sia, un tale investimento non poteva che essere premiato!

Tutto bene, insomma, o quasi. Forse, infatti, non è il caso di esaltare le storie di chi vince giocando. I Gratta e Vinci e il resto dei giochi di Stato rappresentano un enorme problema sociale. A fronte della mosca bianca, che a forza di giocare 20 euro ne incassa 50.000, in quanti si rovinano la vita?

I cittadini costretti a vivere con poco sono in aumento. È giusto farli sperare nella svolta, dire loro che il gioco offre un sollievo, una soluzione, un riscatto? Se così fosse, avrebbe senso giocare tanto e forte. Altro che “gioca responsabilmente”. Uno brutto slogan in malafede che si potrebbe tradurre con “perdi, ma non rovinarti del tutto, così domani compri un altro biglietto”.

La si può truccare quanto si vuole, ma la vera natura del gioco è quella di far perdere, non di far vincere. Tutti i giocatori sono convinti di essere in attivo, o almeno di pareggiare i conti con i contentini gentilmente concessi dai Monopoli, ma in realtà perdono inesorabilmente. E la vincita eclatante, specie se esaltata, assolve l’esclusiva funzione di specchietto per le allodole. O per i polli, che per lo Stato fa lo stesso.

Anzi no, perché la figura dei polli la fanno tutti quelli che si ostinano a lavorare per vivere, quelli che non gli “piace di vincere facile” e non staranno “mai in vacanza per una vita”, ma preferiscono affrontare la dura realtà.

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