Cerimonie e povertà: non solo segni, ma gesti concreti

L’ex cerimoniere pontificio, promosso da Papa Francesco elemosiniere apostolico con il grado di arcivescovo, mons. Konrad Krajewski, per molti don Corrado, ha raccontato al giornale «La Stampa» di aver incrociato sul sagrato della chiesa dove confessa i fedeli un barbone, un italiano che compiva quel giorno 50 anni e di averlo invitato a pranzo.

Il barbone ha risposto di sentirsi a disagio per la puzza che emanava, così il vescovo polacco ha deciso di far costruire alcune docce nei bagni dei pellegrini presso il colonnato di San Pietro e ha invitato anche le parrocchie di Roma a fare qualcosa in tal senso.

Il barbone ha dichiarato al prelato che a Roma un tozzo di pane al giorno si rimedia, ma è molto difficile lavarsi e cambiarsi d’abito.

Konrad, anche quando si occupava di cerimonie, si recava spesso nelle periferie romane per aiutare i poveri e i senzatetto, sentendo l’«odore delle pecore», secondo l’espressione di Papa Francesco.

Qui a Rieti diventa sempre più frequente incontrare persone e famiglie che non hanno nemmeno un panino al giorno per sfamarsi.

Le nostre cerimonie, senza l’aiuto ai poveri e alle famiglie in difficoltà, non solo sembrano vuote, ma addirittura vengono viste, da chi non ha mezzi sufficienti, come false e senza conseguenze pratiche proprio per loro, che sono quelli che hanno più bisogno di aiuto.

La Caritas non basta: in molte chiese in giro per l’Italia vi sono ceste di vimini con la scritta “doni alimentari per i poveri”, che restano a disposizione tutto l’anno, perché i poveri ci sono tutto l’anno e mangiano tutto l’anno.

E i ricchi hanno il superfluo tutto l’anno, superfluo che possono mettere proprio in quelle ceste.

Non sarebbe una cattiva idea mettere queste ceste nelle nostre chiese della diocesi di Rieti e fare in modo che quando vengono i poveri a chiedere qualcosa gli si dia un segno concreto della comunità, senza che se ne vadano via delusi.

Allora quel Pane eucaristico diventerà pane quotidiano per i poveri, e da pane spirituale che nutre l’anima diventerà pane che nutre il corpo.

La gente avrà un motivo in più per venire a Messa perché vedrà gesti concreti a favore di chi ha bisogno di un aiuto.

Non servirà dire: «venite a Messa!», ma sarà nell’ordine delle cose sia da parte di chi vorrà donare, sia da parte di chi riceverà il dono.

Sentire l’odore delle pecore, come ha fatto don Konrad, ci farà capire meglio ciò di cui la nostra gente ha bisogno.

Non solo segni, ma gesti concreti.

One thought on “Cerimonie e povertà: non solo segni, ma gesti concreti”

  1. Maria Laura petrongari

    La cesta per i poveri? L’Avvento invita alla fraternità.Una fraternità più praticata e meno predicata.Una raccolta speciale, come invita nell’articolo il Prof. Casciani, di generi alimentari per chi il Natale sarà chiamato a viverlo guardando chi si strafogherà in lauti pranzi , scambio di piacevoli regali, qualche viaggio.La TV che propaganda una ricorrenza pensata che sembra celebrata da miscredenti che si danno allo spettacolo ed all’effimero incitando la gente a bricuiare in poco tempo stupendio e tredicesime.Poi il nulla e tante proteste per la crisi. Ma le persone per bene, quelle che credono nella venuta di Dio nel mondo terreno per portarci l’Amore del Dio Padre e per condividere con tutti la condizione umana, pensano al Natale come ad un giorno di luce e si sforzano di piegare un poco sè stesse verso qualcun altro più sfortunato, senza lavoro, con malattia, alle prese con la solitudine e l’emarginazione.Dio si è inchinato sull’uomo, naturale e finita creatura così anche ciascuno di noi può contribuire come può, con un gesto di dono e non di elemosina, a rendere il Natale un giorno gioioso in cui non manchi almeno il necessario in famiglie più bisognose di solidarietà. Una cesta di solidarietà.Una raccolta straordinaria di viveri da portare nella speciale cesta oppure direttamente al Consultorio Sabino pensando soprattutto ai bisogni di bambini, di mamme in attesa,di neonati, portando prodotti adatti allo svezzamento, quanche pacco di pannolini, biberon, prodotti per l’igiene, vestitini caldi per l’inverno per i più piccoli, qualche bel quadernetto, colori e libri di favole,Ed anche un bel vangelo da portare con sè come dice il Santo Padre.Donare di più. Noi del Movimento per la Vita ci associamo alle riflessioni del Prof. Casciani perchè la tutela della vita soprattutto di quella nascente sia messa al primo posto almeno in questo periodo di attesa della nascita di Gesù.Cristo regni.
    Maria Laura Petrongari

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