Chiesa di Rieti

Cento anni per l’Opera di don Minozzi, il vescovo: «“Casa del Futuro” un cronoprogramma serrato ma realistico»

Intervenuto ad Amatrice per il centenario dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, il vescovo Domenico ha illustrato l'ambizioso cronoprogramma della "Casa del Futuro", per andare avanti ritrovando lo spirito e il sentimento di don Minozzi

Intervenuto ad Amatrice per il centenario dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, il vescovo Domenico ha rimarcato il carisma e la grande esperienza di carità di padre Giovanni Minozzi, amatriciano di origine. «Veniamo da una grande storia che è stata fatta da un cuore grande, che non solo non è stato passivo ma al suo tempo ha vissuto con forte empatia la condizione dei militari prima e degli orfani poi e ha dato vita a una straordinaria esperienza educativa», ha detto monsignor Pompili.

Un sentimento

«Il sentimento da cui dobbiamo partire è questo, cioè il sentimento di una forte passione educativa per le persone, perché senza questo traino affettivo tutto il resto diventa assolutamente complicato e probabilmente anche impossibile da realizzare». Una personalità carismatica quella del sacerdote originario della frazione Preta, leggendo la cui storia lo stesso vescovo si è emozionato rimanendone affascinato: un uomo che ha «saputo vivere perfettamente dentro il suo tempo, ma dando una spinta che sapeva andare oltre quelle che erano le difficoltà». Era il periodo dopo la grande guerra, una vera carnefina che uccise generazioni di persone del sud e del centro Italia, «e don Minozzi che aveva sperimentato questa tragedia seppe creare le condizioni perché quegli stessi figli di coloro che aveva incontrato nelle trincee, avessero una prospettiva, non fu la sua solo un accoglienza, fu anche educazione, fu anche avviamento alla professione».

Un sentimento che secondo monsignor Pompili deve essere alla base di quello che deve muovere la ricostruzione ad Amatrice, a partire dall’idea di fondo della Casa del Futuro, «fare in modo che quanto un secolo fa è partito qui dopo i fatti del 2016 non vada disperso ma abbia la possibilità di essere ripensato, perché la storia va avanti, non si torna certo indietro, e c’è la necessità di riprodurre non l’identico ma semmai l’autentico, cercando di ritrovare lo spirito delle origini e questa idea è partita praticamente subito».

Un’idea

Un progetto delineato praticamente subito dopo il sisma, che venne presentato nelle sue linee di base proprio ad Amatrice nel gelido gennaio 2017, quando tantissimi giovani si riunirono sotto la tensostruttura allestita per il Meeting dei Giovani della Chiesa di Rieti, nonostante la neve e le temnperature rigidissime. «Lì, per la prima volta – dice il vescovo – presentammo l’idea della Casa del Futuro, abbiamo sentito di quali e quante dimensioni era fatta la serie dei padiglioni, abbiamo pensato a come trasmettere e divulgare nel futuro l’idea formativa del passato».

Un progetto ambizioso, dalla grande portata, complicato sia nella realizzazione burocratica che in quella progettuale. Senza dimenticare passione e affettività. «Dobbiamo avere forte passione educativa per le persone: senza questo traino affettivo tutto diventa complicato e impossibile da realizzare», ha detto il vescovo a chiusura del convegno, prima di passare alla sede del MuDA per l’inaugurazione della mostra fotografica dedicata all’esperienza dell’Onpmi.

Un’immagine

Illustrando il cronoprogramma dei lavori, Pompili ha ribadito «che la ricostruzione non si improvvisa, ha i suoi tempi. E abbiamo cercato di fare un cronoprogramma rigoroso ma non irrealistico. Non promettendo che domattina tutto sarà fatto: chi dice questo ci sta ingannando! Per ricostruire ci vuole del tempo, ci vuole una procedura con cui confrontarci. E richiede anche tanta pazienza, la voglia di lasciare tutto all’aria è incombente». Dunque, per agire «occorre che ci siano anche dei tempi, che non sono però relativi, perché decidono di ciò che sarà: se si allungano oltremodo non ci sarà questa possibilità».

Per Casa Futuro la data prevista per fine lavori è agosto 2024. «Si tratta di demolire e ricostruire un’area così vasta e significativa. Per dare a quello che abbiamo avviato ad Amatrice una continuità nel tempo».

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