La casula tessuta ad arazzo del Museo Diocesano

Il nostro Museo Diocesano custodisce un’opera di straordinario pregio ed originalità: una casula in lana tessuta ad arazzo, ricondotta dagli storici dell’arte che se ne sono occupati alla tradizione dell’artigianato tessile del centro Europa in età rinascimentale, documentata negli inventari capitolari fin dalla metà del Quattrocento.

Tessuta interamente ad arazzo con ordito e trama in filato di lana particolarmente sottile, che accentua gli effetti cromatici delle varie tonalità del giallo, rosso, rosa, bianco che spiccano sul fondo grigio-verde con lo stolone in rosso, la pianeta presenta una originale decorazione che alterna i grafismi del tessuto agli elementi figurativi dello stolone in cui sono incluse le figure di San Francesco d’Assisi e San Giuseppe, scene della Passione, il teschio di Adamo, elementi architettonici, arredi, vesti sacre ed oggetti di uso liturgico.

La provenienza della pianeta è incerta: la storiografia locale, sulla scorta degli inventari del Capitolo della Cattedrale, la riferisce, insieme con le coeve pissidi-reliquiario magiare, al corredo del vescovo Domenico Lutani Camisati che resse la diocesi reatina negli anni ’60 del Quattrocento.

Il colore verdastro del fondo sta ad indicare che la pianeta era destinata ad essere indossata per le liturgie del tempo ordinario.

L’indumento, profilato sui lembi esterni da una sottile, elegante fascia bicroma a motivi fitomorfi, presenta i monogrammi di Cristo e della Vergine Maria, IHS, XPS, MY, AVE MA.

I caratteri maiuscoli, dalle aste marcate ingentilite da grazie, nastri color rubino e verdi racemi ad imitazione di arcaiche miniature, hanno il fusto di color giallo e ocra definito da una sottile linea rossa che rende meglio leggibili gli acronimi sullo sfondo compatto del tessuto.

Sul dorso, sono rappresentate le scene salienti della Passione, il teschio di Adamo con l’ammonizione «Memento mortis tue», le dettagliate rappresentazioni della liturgia della Messa.

Sul petto dell’officiante, entro due armoniose volute floreali che si dipartono dalla pisside, è l’ostia consacrata, pane degli Angeli, nutrimento dell’anima di ogni cristiano, in cui si rinnova il sacrificio e si suggella il patto della nuova alleanza.

Sull’ostia convergono gli sguardi compunti ed estasiati di San Francesco e San Giuseppe, che sono rispettivamente l’alter Christus ed il padre terreno di Gesù.

Al di sotto di essa, scorrono intercalati in una rigorosa sequenza densa di significato scritturale e liturgico gli strumenti della Passione e gli arredi sacri di cui si avvale il sacerdote officiante nella sua quotidiana rievocazione: la stola, il manipolo, l’ampolla, i turiboli, le lucerne, i bacili, i libri sacri e le vesti maestose della dignità episcopale.

La veste immacolata di Cristo, accanto alla quale compare un angelo in volo, con un lungo cartiglio fra le mani, è sospesa sul tetto di una piccola chiesa in mattoni, sul cui tetto a spioventi una campana suona dal campanile a vela.

Nella fascia orizzontale dello stolone sono incluse tre delle scene salienti della Passione di Nostro Signore.

A sinistra, seduto su uno scranno, Ponzio Pilato offre le mani al servitore che versa acqua da una brocca: ma il procuratore della Giudea, che indossa un robone da giudice sulla clamide militare, non offre alcuna attenzione alle azioni del servo: la bocca serrata, lo sguardo triste, osserva con rammarico il gruppo dei condannati che si avviano al patibolo sul Golgota.

A chi commissiona l’esecuzione della pianeta, sono dunque ben presenti i Vangeli di Matteo e di Giovanni, da cui deriva la descrizione degli eventi che incalzano nel Pretorio di Gerusalemme dove Pilato, pur riconoscendo l’innocenza dell’imputato, cede alle pressioni del Sinedrio ed ai tumulti della folla e pronuncia la sentenza di morte.

Al centro è il Cristo dal volto sofferente e rassegnato, il capo cinto dalla corona di spine, la lunga veste color oliva cinta da un cordiglio, profilata di giallo.

Davanti a lui, nudi e in catene, i due ladroni camminano con le braccia legate dietro la schiena.

L’asta della croce è sostenuta dal Cireneo, la testa fasciata da un turbante, vestito di una tunica gialla sulle braghe rosse, secondo le prescrizioni imposte agli Ebrei, comunemente diffuse in tutto l’orbe cristiano.

Alla destra, compaiono le figure di Giuda e di Maria, insolitamente accostate nella rappresentazione degli eventi convulsi della condanna e dell’esecuzione di Cristo.

Giuda non ha il coraggio di guardare in faccia il giusto che ha tradito, ma lo addita mentre tiene ancora serrata nella destra la borsa con i trenta sicli d’argento ricevuti dal Sinedrio.

Fra i preziosi lasciti dell’età rinascimentale, merita dunque di essere annoverata questa pianeta realizzata a telaio utilizzando sia per l’ordito, sia per la trama un filato sottilissimo di colore grigio tendente al verde oliva, su cui brillano luminosi a contrasto i decori in bianco, giallo, ocra, rosa, rosso rubino, rosso violaceo.

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