Castel di Tora: S. Anatolia ritorna a casa

È rientrata nel “suo” santuario sant’Anatolia, archiviate grazie a Dio le incresciose vicende che hanno tristemente caratterizzato le cronache del Turano negli ultimi anni, legate alle intemperanze di monsignor Messina, comodatario della struttura (già casa diocesana dei campiscuola e ora da lui trasformata in casa di riposo) annessa al santuario in cui la consuetudine vuole venga trasportata la statua della patrona di Castel di Tora.

Stavolta il responsabile del complesso, che due anni fa addirittura impedì l’accesso alla processione e in altre volte, pur permettendo lo svolgimento dei riti, ebbe a usare termini e toni non consoni, se ne è stato tranquillo,
consentendo che la venerata effigie della martire, sorretta dai confratelli e accompagnata da tutta la comunità castelvecchiese, venisse accolta nella chiesa di quella che ai reatini è ancora nota come “Villa Sant’Anatolia”, dove a celebrare le previste liturgie ha voluto esserci il vicario generale.

Don Jarek sabato sera ha accolto l’arrivo della processione giunta dal paese, presiedendo il canto dei vespri affiancato dal parroco don Gaetano e da don Roberto, paesano e cappellano della Pia Unione S. Anatolia.

L’indomani è stato poi ancora il vicario a celebrare la Messa mattutina, cui partecipavano pellegrini giunti da diversi paesi, che ha preceduto la processione di ritorno con cui la statua della santa è stata ricondotta nella chiesa parrocchiale di Castel di Tora, dove è poi giunto il vescovo monsignor Lucarelli a celebrare la solenne eucaristia in onore della vergine romana che secondo la tradizione venne martirizzata qui in alta Sabina.

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