Carnevale, Iside, Ulisse

Prepariamoci ad allargare lo stomaco e sopportare i coriandoli. Carnevale incombe col suo grado di felicità ipercalorica. Fino a martedì grasso ogni peccato è permesso (si fa per dire) poi inizierà l’inflessibile austerità quaresimale (si fa per dire). Più ardua la scelta della maschera da indossare: Batman, il pirata o Zorro? Wonder Woman, la principessa o Elsa di Frozen?

Per una scelta originale si potrebbe partire dall’etimologia della parola carnevale. Secondo gli studiosi il termine deriva dall’espressione latina Currus Navalis che indica una nave con le ruote. In un certo senso il carro di carnevale è nato prima del carnevale! Il mezzo serviva nell’ambito della festa pagana in onore di Iside, la dea egizia che su di una nave percorre il regno dei morti alla ricerca dello sposo Osiride.

Il tema della discesa nel oltre tomba è un evergreen della letteratura e dei miti di ogni tempo, dall’Odissea a Dante. E nell’episodio dell’Ulisse di Joyce che richiama la visita dell’Ade ritroviamo un carro. In realtà si tratta della carrozza che segue il corteo funebre di un amico di Leopold Bloom, l’alter ego di Odisseo. Mentre gli altri passeggeri si lamentano della tappezzeria, Leopold ripensa a figlio al figlio morto e quanto avrebbe voluto vederlo crescere.

E il carnevale? Come nel flusso di coscienza del Signor Bloom, le libere associazioni mentali ci hanno portato fuori strada. Eppure un legame ci sarebbe. In tutte le ricorrenze rituali, che siano religiose o civili, pubbliche o private c’è una ricerca di senso. Per cercare un significato all’amore, alla morte e alla vita questi riti possono aiutarci, dando una regola e una forma al mistero. Anche il carnevale, con il suo eccesso normalizzato, gli scherzi innocenti e la gioia “convenzionale” ci porta a capire meglio il valore della normalità, dei brutti scherzi che fa la vita e delle piccole gioie autentiche. Ricordiamocelo la prossima volta che facciamo indigestione di castagnole.

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