Caritas internationalis: ad Amatrice per testimoniare l’attenzione del mondo

Il 26 settembre il segretario generale di Caritas Internationalis, Michel Roy, ha fatto visita ai territori devastati dal sisma del 24 agosto. Un contatto diretto per coordinare al meglio le offerte di aiuto che continuano ad arrivare da tutto il mondo

Essere sul posto, capire direttamente la situazione. Farsi vicini per testimoniare la partecipazione di tutto il mondo alla tragedia che ha colpito il Centro Italia. Sono le ragioni che il 26 settembre hanno spinto Michel Roy, segretario generale di Caritas Internationalis, a fare visita ai luoghi colpiti dal sisma del 24 agosto, accompagnato ad Amatrice da Paolo Beccegato, vicedirettore vicario e responsabile di Area Internazionale della Caritas italiana, da don Andrea La Regina, responsabile per le emergenze della Caritas Italiana, e dal direttore diocesano mons. Benedetto Falcetti.

Una visita speciale, perché porta sulle macerie di Accumoli e Amatrice uno sguardo che in qualche modo abbraccia tutto il mondo: «Siamo testimoni di ciò che accade nel mondo e della solidarietà di tutti», ci spiega Roy. «Sono stato in Nepal tre mesi dopo il terremoto del 25 aprile dell’anno scorso e la gente si sta mobilitando più o meno alla stessa maniera. Dal mio punto di osservazione è importante vedere le cose direttamente. Tutto il mondo è la nostra casa e tutta la gente è la nostra famiglia. Per ciò che succede qui come altrove siamo presenti».

Il tema dei terremoti è una costante negli impegni di Caritas internationalis. Oltre al Nepal, viene in mente la tragedia di Haiti nel 2010. La piccola Chiesa di Rieti si è sempre attivata nelle situazioni di emergenza, ma oggi si ritrova a essere oggetto della solidarietà internazionale. Quanta risonanza ha avuto nel mondo il dramma di Accumoli e Amatrice?

Il mondo globalizzato è fatto di comunicazioni globalizzate: ciò che è accaduto qui si è saputo subito dappertutto. Il giorno dopo abbiamo ricevuto un messaggio dalla Cina: i direttori diocesani di ciò che corrisponde alla Caritas hanno subito manifestato la loro solidarietà. Lo stesso è accaduto da un po’ tutte le parti del mondo. E alle parole sono seguiti gesti materiali, con l’invio di denaro e aiuti. La scorsa settimana dagli Stati Uniti d’America abbiamo ricevuto nuove sollecitazioni perché c’è gente che vuol dare di più. Caritas Spagna ci segnalava un’azienda che voleva investire molto sul problema. Caritas Polonia ci ha mandato del materiale. Siamo testimoni di questa solidarietà globale: nella preghiera e nelle azioni concrete.

Giorni fa, il vescovo Pompili parlava del terremoto come di un fattore che ribalta tutto: le case, ma anche la percezione che abbiamo delle cose e delle persone, i giudizi e i pregiudizi. E faceva il caso degli immigrati che hanno salvato le vite degli italiani…

Ho visto nella televisione italiana la presenza di migranti che sono venuti per aiutare. Non so esattamente cosa hanno fatto, ma questo segno è una cosa molto importante, che si può condividere. La visione che la gente può avere dei migranti è molto spesso negativa, tutti i segni che portano avanti una diversa consapevolezza dell’umanità sono molto importanti.

Caritas Internationalis ha suoi progetti concreti per Accumoli e Amatrice?

Caritas Internationalis non ha una funzione operativa, ma svolge un ruolo di coordinamento delle Caritas nazionali di fronte ai grandi disastri, alle maggiori emergenze, perché a loro volta possano coordinare le Caritas diocesane. Ma non è una struttura verticale: come in molte altre situazioni nella Chiesa, il lavoro si svolge in modo orizzontale. Siamo come al centro di un cerchio, se così possiamo dire, più che al vertice di una piramide. Parliamo di 165 Caritas nazionali nel mondo, organizzate in sette regioni: qui siamo in quella europea. Il nostro è un lavoro di animazione e coordinamento. E anche di rappresentanza: siamo il portavoce delle Caritas del mondo di fronte alle Nazioni Unite. Siamo tra le nove più grandi organizzazioni umanitarie del mondo, con le quali ci riuniamo due volte all’anno a Ginevra. Lo scorso maggio siamo stati presenti in maniera molto forte al Summit umanitario mondiale di Instambul. Il nostro presidente, cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, ha portato uno degli interventi maggiori e siamo molto determinati nel portare avanti i risultati di questi incontri.

Oggi siamo ovviamente presi dalla situazione di Accumoli e Amatrice, ma Caritas internationalis ha senza dubbio il quadro della situazione nel mondo. Quali sono attualmente le emergenze principali?

Nel mondo ci sono le emergenze “naturali”, come questa del terremoto nel Centro Italia, sulle quali i media sono capaci di suscitare una sensibilità e un interesse importante, anche se spesso cade molto rapidamente. Ma le emergenze più preoccupanti sono quelle dimenticate. La guerra nel Darfur dura ormai da 11 anni: quasi tre milioni di sfollati nell’ovest del Sudan di cui non si parla più. Nel sud Sudan credo ci sia la situazione peggiore nel mondo, oggi, perché non c’è più governo e la gente muore di fame: di questo non si parla abbastanza. La Repubblica Centrafricana – tutti questi drammi nello stesso scenario nell’Africa centrale! – anche qua è molto complicato riprendere una vita normale perché con la guerra tutto è stato distrutto, anche l’amministrazione. Il problema della guerra è evidente in Siria e in Irak. C’è guerra anche nel sud-est della Turchia, una guerra civile. Ci sono conseguenze sul Libano, sulla Giornania, nella stessa Turchia e sull’Europa. Ciò che passa dai media è Aleppo, che affronta una situazione terribile. Anche la situazione dei migranti, non solamente in Europa, ma ad esempio in America centrale, è un’emergenza. Tanta gente muore in Messico. Tanti minori che vanno verso gli Stati Uniti incappano in un sistema di traffico degli esseri umani molto forte. Questa realtà delle persone migranti, rifugiate, sfollate, è stata discussa la settimana scorsa dalle Nazioni Unite. Non c’è stato un grande risultato, ma si riconosce che è una delle emergenze più importanti, anche legata al cambiamento climatico. Ci sono persone che si muovono perché non c’è più acqua, non c’è più possibilità di produrre. Sono molto numerose: centinaia di milioni. Si muovono dentro i loro paesi o verso paesi vicini. È uno dei problemi maggiori per gli anni che verranno.

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