Canonizzazione di san Domenico: tra storia e teatro per incontrare la modernità

Con il suo lungo corteo, lo spettacolo dei falconieri e quello degli sbandieratori, al ritmo battente dei tamburi, si è svolta in città la nona edizione della Rievocazione della canonizzazione di san Domenico a Rieti. Una proposta della Confraternita di Misericordia che punta a forzare i cliché delle manifestazioni di genere medievale per offrire spunti ad un più ampio ragionamento sul momento presente

Ha visto una buona partecipazione la Rievocazione della Canonizzazione di san Domenico di Guzman a Rieti proposta sabato 26 agosto nella chiesa di San Domenico. A dieci anni dall’intuizione di recuperare questo fatto storico, la Confraternita di Misericordia di Rieti ha prodotto una nona edizione – considerato lo stop dello scorso anno in seguito al terremoto – ancora più raffinata e coinvolgente.

La versione teatrale del processo di canonizzazione, affidata alla regia di Alessandro Cavoli del Teatro Rigodon, ha aiutato gli spettatori a entrare nel clima culturale dell’epoca, ad avvicinarsi alla spiritualità del fondatore dei frati predicatori, offrendo una chiave di lettura rispettosa, ma moderna nel linguaggio.

La trasposizione scenica è stata infatti giocata sul contrappunto delle voci e dei movimenti degli attori, su un uso misurato della musica e della danza, e sulla personificazione in due figure femminili dell’anima di san Domenico e del diavolo, che prova a sedurre il religioso o a introdurre inciampi nel suo cammino.

La scenografia era ridotta ai minimi termini: giusto il trono del Papa, e i posti per corte pontificia. Il resto lo ha composto il pubblico, che ha trovato posto su quattro file di sedie, sistemate a coppie contrapposte. Un modo per delimitare lo spazio scenico, ma anche per immergere lo spettatore nella rappresentazione, per farlo assistere ai fatti “da dentro”.

Tutto ha inizio con l’ingresso di papa Gregorio IX, pontefice cui si devono tre canonizzazioni fortemente legate a Rieti: quella di Francesco di Assisi, nel 1228, quella di Antonio di Padova, nel 1232, e quella, appunto, di Domenico di Guzman, nel 1234. Nella messa in scena, il Santo Padre è preceduto da un lungo corteo. Per l’evento si sono date convegno «persone di ogni età; e il piccolo v’è col grande, e il servo col libero»: sono gli stessi reatini, vestiti secondo l’uso del tempo. A dare il ritmo alla processione – partita oltre Velino e giunta in San Domenico attraverso il centro storico – sono stati il Gruppo Sbandieratori e Musici della Città di Sangemini e il Gruppo Sbandieratori e Musici della Città di Giove, che durante il tragitto e alla fine della rappresentazione hanno offerto un ulteriore spettacolo di musica e giocoleria.

I figuranti vestiti da vescovi, abati, prelati, frati, nobili e popolani sono stati accolti dal suono potente del Pontificio Organo Dom Bedos Ruobo, suonato per l’occasione da Roberto Menossi. Dal vivo anche le altre musiche di scena, eseguite dall’ensemble dell’Anonima Frottolisti.

Pensata più come esperienza che come spettacolo, la Rievocazione in qualche modo riesce a davvero a far trasparire qualcosa l’epoca della canonizzazione di san Domenico. Erano gli anni della fioritura del sistema dei comuni, dell’accentuarsi della lotta fra Impero e Papato. Un’epoca convulsa e incerta, per molti versi simile alla nostra, che vedeva compagnie e confraternite nascevano allo scopo di richiamare gli uomini verso un punto fermo, un riferimento sicuro: l’insegnamento del Vangelo.

Foto di Massimo Renzi

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