Candele e… candelore!

Candelora

Un “impiccio” liturgico che per fortuna capita di rado ha creato qualche incognita ai parroci la settimana scorsa: il 2 febbraio quest’anno cadeva di sabato, e la festa della Presentazione del Signore si è andata a sovrapporre, sabato sera, con l’avvio della domenica, che da sempre per i cristiani ha inizio ai primi vespri della vigilia.

Problema: quale Messa vespertina celebrare? Quella della “Candelora” o quella domenicale? La Guida liturgica predisposta dalla Conferenza episcopale laziale, presente in ogni parrocchia, avvertiva: Messa propria della Presentazione solo al mattino, Messa vespertina rigorosamente della domenica. Informazione giusta?

Qualcuno si è posto il dubbio che l’indicazione non fosse esatta, tanto più che il Papa, in San Pietro, con i religiosi romani ha celebrato la liturgia propria del 2 febbraio (per una particolare eccezione riservata alla basilica vaticana o perché effettivamente così andava fatto dappertutto? Al momento non ne abbiamo risposta). In ogni caso, chi si è fidato dell’indicazione della Guida regionale ha avvisato i fedeli e rinunciato a celebrare la “Candelora” (consigliando a quanti ne avessero la possibilità di recarsi alle celebrazioni mattutine, con annesso rito della benedizione delle candele, in Cattedrale, dove pure il vescovo avrebbe presieduto la sera la consueta liturgia con i consacrati nella ricorrenza della loro Giornata mondiale, celebrando però anche lui l’eucaristia domenicale).

Non è mancato, però, tra il clero, chi ha pensato bene di “salvare capra e cavoli” ideando un “appiccico” alquanto bizzarro: celebriamo sì la Messa domenicale, han detto diversi preti ai parrocchiani, però prima facciamo il normale rito della benedizione delle candele previsto per il 2 febbraio. Come se la cosa avesse senso! Come se tale rito non fosse strettamente connesso alla Messa propria della Presentazione, con quelle orazioni e quelle letture… e come se non fosse scritto a chiare lettere nelle rubriche liturgiche che esso non si può assolutamente svolgere se non, appunto, insieme a tale specifica celebrazione eucaristica! Ora, o ci si fidava della Guida, facendo semplicemente la Messa domenicale, o si riteneva che l’indicazione di essa fosse errata, ma allora andava celebrata per intero la liturgia della Presentazione, non soltanto un suo “pezzetto”!

Al di là delle questioni di calendario, infatti, è evidente che il voler fare per forza la benedizione delle candele, pur sganciata dalla corrispondente celebrazione, risponde a un’unica esigenza: accontentare i devoti (meglio forse sarebbe dire le devote) che volevano la candelina benedetta. Oggetto che, da segno liturgico di un determinato rito legato a una determinata festa, diventa così puro oggetto di devozione.

Ai limiti del feticismo e della superstizione (come se fosse importante l’oggetto in sé, anche se quella celebrazione, con l’ascolto della parola di Dio ad essa legata e il clima spirituale dato dai testi liturgici, non c’è per niente). Il messaggio giunto alla gente così diventa questo: noi il rito ve lo facciamo, l’oggetto benedetto ve lo diamo, anche se la liturgia di cui esso è parte integrante non ci sta proprio… Insomma, veniamo incontro a un’esigenza puramente devozionale! E, anziché educare con pazienza (spiegando, motivando, orientando i fedeli alla corretta spiritualità liturgica), ecco che andiamo ad alimentare quella pseudo-fede che tanto somiglia alla magia.

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