Camminare come ecclesialità. Costruire come qualificarsi. Confessare come condivisione

Una riflessione dal Consultorio Familiare in vista dell’Incontro pastorale del 9, 10 e 11 settembre.

Ogni attività e struttura che si trovi all’interno di un quadro di riferimento ampio e complesso, esprime la propria serietà se affronta e riflette sugli obiettivi verso i quali procedere, maturando scelte e percorrendo vie che la legano a tale quadro e che favoriscano tali prospettive. Così anche il Consultorio Familiare Sabino, una realtà che opera all’interno di un ambiente e un orizzonte che è quello dell’ecclesialità e della comunione. Come quindi non interrogarsi, come non riflettere in vista del “camminare”, “costruire” e “confessare” che il pastore della Diocesi ha indicato come le dimensioni sulle quali scommettere per edificare e progettare il futuro della nostra Chiesa locale?

Come interpretare questi verbi nell’ambito dell’attività del Consultorio ? Questa la domanda che interroga e stimola la nostra fede e la nostra ragione e che ci chiama ad una prima, breve ma sincera riflessione in vista dell’appuntamento della prima decade di settembre.

Camminare. È la dimensione della cura del rapporto con la Chiesa locale e le sue scelte che qualifica le iniziative del Consultorio, significa coltivare, educarsi ed educare, maturare il senso dell’ecclesialità mediante un ascolto attento e uno sguardo vigile sulle indicazioni e le direzioni che la Chiesa locale promuove e sulle quali scommette. Camminare quindi è inequivocabilmente legato all’essere insieme, al superare le barriere e i muri, ad ascoltare, ad includere, a non sottovalutare, a superare i pregiudizi, a dare forza al lavoro di tutti, ciascuno per la sua parte anche se piccola, sapendo bene che da soli non siamo capaci di fare molto, ma insieme, in cordata, possiamo raggiungere mete inaspettate che possono stupirci.

Costruire. Qualificare e professionalizzare al meglio le attività che il Consultorio svolge, ponendo al centro la persona secondo la visione cristiana della vita. Significa quindi prima di tutto “costruire” noi stessi, gli operatori del Consultorio, comprendendo così che non si va molto lontano se prima non siamo noi per primi a metterci in gioco, a lavorare sulla nostra interiorità, sull’esperienza di Dio che facciano nella nostra vita e il posto che gli diamo. Costruire significa prima di tutto costruirsi con la guida e l’aiuto di Dio ogni giorno nella consapevolezza che nulla è mai dato per sempre e non basta una vita per essere “persona”.

Confessare. È il campo della testimonianza. Essa spinge il Consultorio al lavoro forse più difficile, quello di fare sintesi tra la radice e l’origine del suo agire, la fede nell’amore di Dio, e il versante applicativo delle tecniche e delle modalità di intervento che ogni richiesta e necessità pone in essere al consultorio stesso. Competenti, ma nel segno della fede, guardando all’uomo in quanto figlio di Dio, alla sacralità della “persona”. Testimoni, ma nel segno della competenza specifica, non improvvisata, ma aggiornata, non autoreferenziale o addirittura legata ad un forma di affermazione personale, ma espressa nel lavoro di equipe e di rete, nel dare spazio all’Altro e saper così individuare il modo più condiviso per agire, nel saper infine indirizzare anche oltre il Consultorio per il bene dell’uomo nel rispetto della sua sofferenza.

Camminare come ecclesialità. Costruire come qualificarsi. Confessare come condivisione.

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