Calcio e bici: l’integrazione alla Caritas passa dallo sport

Ci saranno anche i beneficiari del progetto Sprar gestito dalla Caritas diocesana nella cornice del Rieti Sport Festival, con l’iniziativa calcistica prevista in coincidenza della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Una iniziativa che si aggiunge al felice esperimento sulla mobilità sostenibile della Ciclofficina e anticipa un incontro ecumenico di preghiera. A raccontare questo e altri progetti, la responsabile dello Sprar Caritas Antonella Liorni

«Il nostro è un lavoro che prevede per un’accoglienza emancipante, che non offra solo vitto e alloggio ma porti la persona a riacquistare la propria autonomia»: descrive così la propria attività Antonella Liorni, referente del progetto Sprar Caritas “Il Samaritano”’, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. «Lo Sprar è un progetto del comune di Rieti – spiega Antonella – che Caritas segue dal 2008 in qualità di ente gestore prevedendo dei percorsi di inserimento sociale personalizzati in base alle esigenze di ogni beneficiario del progetto». Tante le attività svolte per l’integrazione, a partire dall’insegnamento della lingua italiana, passando per l’orientamento dei servizi sul territorio come quello sanitario e legale, e quello giuridico. Un percorso di inclusione sociale che si prefigge di garantire protezione al beneficiario e renderlo indipendente nel giro di circa un anno: «per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro prevediamo corsi di formazione professionale o tirocini formativi che insegnino un mestiere e permettano la socializzazione ai ragazzi».

Trentadue i beneficiari del progetto, la maggior parte di sesso maschile e con un’età media di 24 anni, provenienti da Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e altre zone dell’Africa, tutti con storie terribili alle spalle, alcune spaventose: «molti sono stati torturati, soprattutto durante i viaggi che li hanno portati qui, passando di mano in mano ai trafficanti che li hanno seviziati e rinchiusi nelle carceri libiche. Hanno bisogno di essere ascoltati per superare questi grandi traumi, per questo forniamo servizi di supporto psicosociale».

Situazioni di enorme difficoltà che gli operatori Caritas conoscono bene, poiché tra le attività di assistenza compare anche l’accompagnamento presso la commissione territoriale verso l’audizione per il riconoscimento dello status di rifugiato: «dopo la richiesta d’asilo le normative prevedono che i ragazzi siano ascoltati da una commissione del Ministero dell’Interno che deciderà se rilasciare o meno un permesso di soggiorno per protezione internazionale o per protezione umanitaria: noi forniamo supporto per preparare il fascicolo sulla loro storia personale».

Moltissime le iniziative aggreganti che mirano a coinvolgere tutta la cittadinanza, come l’esperimento di successo della Ciclofficina, nato in via Sant’Agnese pochi mesi fa: «il progetto è nato perché la bicicletta è il mezzo di trasporto più usato da ragazzi e ragazze, ma abbiamo notato che alcuni di loro all’inizio non sapevano neppure usarla né conoscevano il nostro codice della strada. Per cui ci è venuta l’idea di permettere ai ragazzi di gestire il mezzo e ripararlo: oggi la Ciclofficina è gestita direttamente dai rifugiati ed è aperta tutti i mercoledì pomeriggio per chiunque ne voglia usufruire».

Una dimestichezza con la bicicletta acquisita velocemente, che permetterà ai beneficiari di partecipare alla prossima edizione di Bicincittà, un ulteriore modo per aggregare e condividere esperienze con la città ospitante, come anche il torneo di calcio che vedrà i rifugiati in campo al Parco del Coriandolo nell’ambito dell’imminente Rieti Sport Festival: «il calcio lo conoscevano davvero tutti i ragazzi, e lo sport è sempre un ottimo veicolo per unire e fare squadra».

Un altro appuntamento in programma sarà quello del 20 giugno, per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: «oltre alle iniziative sportive ci sarà un momento di preghiera interreligioso vissuto da tutti i gestori del progetto Sprar: saranno invitati i rappresentanti delle varie religioni presenti a Rieti e concluderemo con una cena e musica».

E ancora, sempre per interagire con la cittadinanza, i rifugiati gestiranno anche una biblioteca sociale a Rivodutri, che sarà inaugurata a breve. «Lo scopo è quello di favorire l’integrazione nella nostra cultura pur permettendo naturalmente di coltivare quella di origine. I ragazzi sono ospitati in appartamenti dislocati in città che vengono gestiti in maniera autonoma, rispettando le proprie tradizioni ed integrandole con le nostre: siamo stati invitati più volte a cene africane ma sono stati fatti anche laboratori di pizza, per far sì che le culture interagiscano e convivano».

Episodi di intolleranza, di cattivi rapporti tra il vicinato? Antonella non ricorda alcun episodio tangibile: «leggiamo cose di questo genere sui giornali o sui social, ma nella quotidianità questo per fortuna non è mai successo, Rieti è una città davvero accogliente».

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