Europa

Buone pratiche Ue: «L’anti-covid alpino»

La pandemia che ha funestato tutta Europa ha avuto se non altro il merito di scuotere le istituzioni comunitarie, costringendo i vertici dell'Unione e dei singoli stati membri a domandarsi seriamente cosa fare del progetto che li vede associati da oltre sessant'anni

La pandemia che ha funestato tutta l’Europa, e che ancora vi serpeggia, ha avuto se non altro il merito di scuotere le istituzioni comunitarie, costringendo i vertici dell’Unione e dei singoli stati membri a domandarsi seriamente cosa fare del progetto che li vede associati da oltre sessant’anni. Accanto allo sforzo finanziario straordinario che è stato deciso per il rilancio, e che da dopodomani vedrà impegnati i capi di stato e di governo in un vertice decisivo, si sta tentando anche una nuova elaborazione dei principi e delle idee fondanti alla base della Ue. Come dimostra ad esempio la serie di incontri pubblici via Internet promossa dall’Europarlamento e avviata la settimana scorsa dal confronto ad alto livello che ha coinvolto con il presidente David Sassoli anche il filosofo e sociologo Edgar Morin.

Ma in qualche caso l’emergenza sanitaria dei mesi scorsi sembra aver stimolato anche la fantasia e l’intraprendenza di attori periferici sconosciuti al grande pubblico, che dipendono dai finanziamenti di Bruxelles ma che di solito sono piuttosto restii a uscire dai binari delle singole iniziative approvate e a modificarle in corso d’opera.
E’ quanto invece è accaduto nella regione di confine tra la Val d’Aosta e la Tarentaise francese, grazie al progetto Mismi (Modello integrato di sanità per una montagna inclusiva), che è stato varato tre anni fa nell’ambito della “strategia macroregionale delle Alpi”. L’obiettivo generale del programma, che ha ricevuto oltre un milione e 800mila euro in gran parte dalla Ue, è di favorire l’assistenza sanitaria e il supporto sociale alle popolazioni di un’area soggetta a spopolamento e i cui abitanti hanno età medie avanzate, non di rado associate a disabilità e solitudine.

Proprio mentre il progetto, di durata triennale, stava avviandosi a conclusione, è subentrata l’emergenza Covid-19, con la relativa quarantena e il rischio di aggravare situazioni di isolamento e disagio già rilevanti. Durante il suo precedente svolgimento, il Mismi è stato in grado di raggiungere e sostenere circa 5mila persone, più diverse altre migliaia indirettamente, attraverso équipes multiprofessionali, assistenza a domicilio e a distanza, sviluppo di reti sociali con animatori di comunità. Ponendo infine le basi per un proseguimento delle attività e della collaborazione tra i due Paesi.

Ma in particolare quando è scattato il lockdown, il coordinamento del programma transfrontaliero ha saputo approfittare della sospensione delle scadenze, stornando 140mila euro dai fondi ancora disponibili per potenziare i servizi medici e assistenziali a domicilio. In concreto, la Asl di Aosta, capofila del progetto, ha promosso il reclutamento di infermiere specializzate a tempo pieno impegnandole sia in ospedale che sul territorio, attivando al tempo stesso interventi di telemedicina. E’ stato anche possibile acquistare apparecchiature che consentono di monitorare a distanza pazienti con malattie croniche.

L’iniziativa ha richiamato l’attenzione delle autorità comunitarie, che ne hanno dato ampia notizia sui propri mezzi d’informazione. La commissaria portoghese Elisa Ferreira, responsabile per le politiche di coesione e le riforme, l’ha citata più volte anche su Twitter come pratica esemplare in favore delle situazioni più svantaggiate. Da ultimo, un servizio dell’emittente Euronews ha portato alla ribalta alcuni dei protagonisti e dei beneficiari, che hanno condiviso pubblicamente la propria esperienza. La buona notizia, insomma, non è solo che ci sono “cittadini europei” capaci di agire come tali, senza attendere permessi o imbeccate dall’alto, ma anche che ai vertici si sa riconoscere la qualità dei loro sforzi, additandoli come comportamenti da imitare.

Gianfranco Marcelli per avvenire.it

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