Musica

Bruce Springsteen, i 70 anni del Boss che continua a raccontare il sogno americano

Giunto a 70 anni il cantante statunitense non smette di narrare in musica l'amore e lo smarrimento, la solitudine, la famiglia e l'inesorabile scorrere del tempo

Giunto a 70 anni il cantante statunitense non smette di narrare in musica l’amore e lo smarrimento, la solitudine, la famiglia e l’inesorabile scorrere del tempo. Consapevole che l’America vive un tempo di divisione, il Boss sceglie di mettersi in dialogo con il momento storico del Paese senza impantanarsi nel brutto e lasciar morire gli ideali del West. E senza dimenticare la dimensione religiosa.

Bruce Springsteen ha sempre una storia da raccontare, anche a 70 anni compiuti: un compleanno che per The Boss significa esplorare le nuove frontiere della musica e dell’immagine per consegnare alla storia, ancora una volta, l’America degli ultimi, quella che i suoi versi e le sue note hanno reso immortale. Il 19 e 23 ottobre uscirà in due serate evento il suo primo documentario “Western Stars”, intitolato come l’omonimo album pubblicato lo scorso giugno. Il docu-film rievoca il West e scruta i temi dell’amore e dello smarrimento, della solitudine, della famiglia e dell’inesorabile scorrere del tempo.

Lo fa attraverso le 13 canzoni dell’album e una narrazione personale accompagnata da 30 elementi d’orchestra e da vignette che ritraggono il cantautore. L’immaginazione creativa del figlio prodigio del New Jersey che lo ha consegnato alla Rock and Roll Hall of Fame, che gli ha fatto vendere milioni di dischi, vincere un Oscar ed esibire negli stadi di tutto il mondo non ha raggiunto ancora il capolinea, anzi: a 70 anni Springsteen continua a restare sul palco e a sondare linguaggi nuovi con cui raccontarsi e raccontare i viaggiatori incontrati nel suo percorso esistenziale.

Non sono previste celebrazioni ufficiali o sponsorizzate dallo stesso Springsteen, ma non mancano eventi organizzati in pub o teatri per ascoltare le sue canzoni: nel Regno Unito ben 70 città hanno organizzato eventi in onore del Boss, mentre la città di Freehold, nella contea natale del cantautore inaugurerà la mostra “Springsteen: his hometown”, un percorso tematico che intreccerà la sua musica e la sua arte con la contea di Monmouth. Il professore di studi e storia americana, Louis Masur, dello Rutgers college in New Jersey dedicherà all’artista un corso universitario intitolato “La visione americana di Springsteen” e curerà la pubblicazione di diversi saggi dedicati al musicista da parte di scrittori e critici.

«La sua musica illustra la lotta di una generazione per la crescita personale e per il cambiamento politico e sociale – ha spiegato Masur -. Springsteen ha plasmato una generazione ed è diventato una voce critica nel pensare al significato dell’America».

Springsteen una volta ha detto che il lavoro della sua vita era “giudicare la distanza tra la realtà americana e il sogno americano” e lui lo ha fatto attraverso i suoi dischi. L’album “Wrecking Ball” è entrato nella ferita della recessione del 2008, raccontando le storie delle persone che avevano perso la casa e la direzione del sogno americano. “The Rising” ha offerto una riflessione sugli attacchi dell’11 settembre, sulla cruciale domanda sul come sopravvivere alla tragedia e sulle risposte della comunità. “Nebraska”, è il diario di uomini e donne alle prese con infedeltà, ingiustizia, rapina, terrorismo, omicidio e morte, temi che l’artista interpreta «come conseguenza del peccato originale», spiega il sociologo gesuita, Andrew M. Greeley, che arriva a definire l’album “Tunnel of Love”, l’evento cattolico più importante degli Usa.

«Springsteen canta di realtà religiose – peccato, tentazione, perdono, vita, morte, speranza – in immagini che provengono (implicitamente forse) dalla sua infanzia cattolica, dalla sua educazione cattolica, immagini che fanno appello a tutta la persona, non solo alla testa, e che saranno assorbite da molti più americani di quelli che magari ascoltano un’omelia» continua Greeley spiegando che «preghiera, paradiso e Dio sono invocati in modo naturale, come se fossero una parte ordinaria della vita e del vocabolario del cantante che invoca la religione per affrontare con precisione quei problemi umani – amore, peccato, morte, rinascita – che l’umanità nella sua lunga storia ha sempre considerato religiosi».

Springsteen vive con altrettanta intensità anche l’impegno politico e ne è prova “Born in the Usa”, dove l’oscura storia del veterano che torna in patria e reclama la sua parte di sogno americano, in realtà prova a raccontare la complessità del Paese dove Springsteen è nato e cresciuto non ignorandone le contraddizioni e le sfide. Il cantante durante l’invasione americana in Iraq, aveva chiesto al pubblico di leggere il testo come una canzone di pace. L’artista aveva contestato l’interpretazione patriottica che Reagan aveva dato al brano preferendo lasciare alla maturità del rock il racconto reale della sofferenza umana.

“Western Stars”, l’ultimo album di Springsteen è un inno al mito del West e a quelle persone dimenticate dalla tecnologia e dallo stile di vita frenetico di oggi che si sentono legittimamente sotto assedio minacciate nel loro stile di vita. Consapevole che l’America vive un tempo di divisione, il Boss sceglie di mettersi in dialogo con il momento storico del Paese senza impantanarsi nel brutto e lasciar morire gli ideali del West. Springsteen usa ancora una volta della sua musica per unire cercando di riportare gli americani ad un’era semplice ed idealistica: quella del West.
Ed è forse questo il regalo che il Boss ha voluto fare ai fan per il suo compleanno: chiedergli di non rinunciare ai sogni anche nelle difficoltà.

Dal Sir

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