Brexit: partita delicata tra Ue e Londra

I negoziati per il divorzio tra i 27 e il Regno Unito sono ormai nel vivo. Il portabandiera dell’Unione europea, Barnier, ribadisce i punti fermi delle trattative. In gioco anche forti interessi italiani. Ma i nodi da sciogliere sono ancora numerosi

“Come ogni separazione, costa cara”. Il francese Michel Barnier, pur essendo un navigato politico, non dimostra sempre aplomb e accortezze diplomatiche. Così, stilando – in qualità di capo negoziatore Ue per il Brexit – un primo bilancio dei negoziati per il divorzio tra Unione europea e Regno Unito, ha lasciato intendere che per Londra non sarà un passaggio indolore. Omettendo, forse, di spiegare che potrebbe esserlo anche per i Ventotto.

In vista della seconda fase dei negoziati, che hanno preso avvio il 17 luglio, lo stesso Barnier ha stilato una nota informativa per fare il punto della situazione. Vi si afferma, a scanso di equivoci, che “il Regno Unito cesserà di essere membro dell’Ue alla mezzanotte del 29 marzo 2019” e da quel momento “diventerà un Paese terzo”. Ovvero: inutile tergiversare: avete scelto di uscire dalla “casa comune”, quindi chiudiamo presto e bene la partita nel reciproco interesse.

La data limite indicata è legata al fatto che lo scorso 29 marzo il governo di Theresa May ha notificato all’Ue la volontà di recedere dall’Unione; essendo previsti due anni per i negoziati, i conti sono presto fatti. Del resto lo stesso Barnier, così come Londra, hanno più volte affermato che l’incertezza legata alla fase negoziale non fa bene alla vita sociale ed economica dei due fronti.

Nella nota informativa della Commissione si specifica che il 19 giugno passato si è svolta la prima fase negoziale e sono stati definiti alcuni gruppi di lavoro. L’intenzione espressa da entrambe le parti è di “concordare un equilibrio di diritti e doveri”: per l’Ue – è stato detto più volte – sono ritenute “indivisibili” le quattro “libertà fondamentali” alla base dei Trattati comunitari e del mercato unico, ovvero la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali. Questione che, invece, la parte britannica mette in dubbio.

Su tali aspetti Barnier è chiaro: per un partenariato solido e paritetico, il Regno Unito non può trattare le persone con passaporto Ue che vivono nel suo territorio come “cittadini di serie B”. E chiede che sia la Corte di Giustizia europea del Lussemburgo a vigilare su tale aspetto. Per parte sua Londra replica – non senza ragioni – che una Corte esterna al suo sistema giuridico non può dettar legge sull’isola.

Comunque secondo Barnier la “posizione britannica” espressa nell’ampio documento trasmesso dal governo May a Bruxelles nei giorni scorsi, “non permette reciprocità”. Il disaccordo si estende poi agli obblighi di bilancio che il Regno Unito non vuol saldare (una cifra che viene indicata fra i 60 e i 100 miliardi) pur avendo assunto specifici impegni in tal senso; e poi c’è l’altro tema delicatissimo, quello dei rapporti che si creerebbero fra le due Irlanda, del Nord (britannica) e del Sud (repubblicana), con il rischio di veder tornare barriere invalicabili e tensioni politiche sull’Isola verde.

Il capo negoziatore Ue continua a sperare in un “soft Brexit”, con il Regno Unito che rimanga parte dello spazio economico europeo, accettandone tutti i principi e le regole.

Le trattative, entrando nel vivo, affrontano risvolti inediti ed è certo che un muro contro muro non porterà vantaggi reciproci. Ugualmente l’Ue, oltre a tenere (comprensibilmente) un atteggiamento fermo con Londra, dovrebbe cogliere l’occasione del Brexit per una più approfondita riflessione interna, domandandosi quali siano gli eventuali aspetti da migliorare al suo interno affinché domani nessun altro Paese membro voglia imboccare la strada del divorzio.

I complessi e lunghi negoziati andranno certamente tenuti d’occhio anche perché ci sono centinaia di migliaia di cittadini italiani che vivono nel regno di Elisabetta e non pochi inglesi che hanno scelto il Belpaese per mettere radici; senza contare i forti interessi economici che legano Italia e Gran Bretagna.

Rispondi