Breve guida al patto consociativo

Ovvero di come certe élite familiari continueranno a governare la città e vivere felici.

È chiaro ormai che in questa città domina un’oligarchia ereditaria e ben organizzata, che vorrebbe si smettesse col rincorrere soluzioni politiche e democrazie impossibili.

Per evitare che sollevando la questione che oligarchia è una cosa e democrazia un’altra qualcuno potesse disturbare “lor signori” nel sonno o durante i pasti, hanno dato alla prima almeno una parvenza della seconda. Gli oligarchi, anche quelli di ultima generazione, hanno imparano rapidamente a sostenere entrambe le parti che stanno nel gioco democratico. I rappresentanti della maggioranza, quelli dell’opposizione e i loro accoliti nei centri nevralgici del potere economico-finanziario locale, si dichiararano alternativi gli uni agli altri. Quando non appaiono tali, si dicono consociati in vista dell’interesse generale. Così sarà di fatto sovrapponibile a quello dell’oligarchia e si fa apparente equivalenza tra tenuta del sistema democratico e inattaccabilità del patto consociativo.

In realtà i rappresentanti della maggioranza e quelli dell’opposizione (non tutti, per fortuna!) dovrebbero essere consociati ab initio in quanto appartenenti alla stessa élite oligarchica. Tuttavia non sempre accade: talvolta capita che tra chi interpreta la parte di rappresentante della maggioranza e chi interpreta quella di rappresentante dell’opposizione si perda di vista il fine ultimo della rappresentazione e si finisca per smarrire il senso di appartenenza ad un’unica élite. Capita, ad esempio, che quella forma di oligarchia che è detta partitocrazia subisca una frattura interna, dando vita a due centri di potere, distinti e alternativi per davvero, ma sostanzialmente motivati dallo stesso intento: l’esclusivo esercizio del potere. Il rischio, è che questo a nessuno dei due riesca troppo agevolmente.

Si tratta di situazioni che mettono in serio pericolo il controllo oligarchico di una città, col “rischio” di rimettere nelle mani dei più il potere che i pochi non sono intenzionati a spartirsi. In tali situazioni, in nome dell’unica democrazia possibile, diventa necessario – anzi, indispensabile – che la frattura si ricomponga (con l’estemporanea nascita, magari, di qualche lista civica cuscinetto). Qui il patto consociativo non sarà più soltanto la rappresentazione di un compromesso tra maggioranza, opposizione e terzi interessati per la tenuta del sistema democratico, ma una vera e propria misura emergenziale per rifondare ex novo un’oligarchia ben organizzata.

E a cosa dovrà assomigliare un’oligarchia ben organizzata che pretenda di essere considerata come sola democrazia possibile in una repubblica parlamentare e in una città da finire di spennare? Ad un sistema, solo apparentemente partitocratico e legato alle naturali logiche dell’alternanza, che regga ad ogni rischio di frattura interna e che sia trasversale ai partiti, innalzando ad unico metodo democratico possibile quello capace di assicurare all’élite il pieno controllo di tutte le parti in gioco.

In altri termini, i dirigenti delle varie fazioni e clan familiari, devono essere fatti consci, ove già non lo fossero, della possibilità di concorrere a determinare la politica locale da consociati, piuttosto che da concorrenti. Il concorrere, infatti, indica il competere ma anche il collaborare e, quando si collabora nel costruire una città possibile, c’è bisogno di una concertazione tra tutte le forze sociali, per una sempre migliore calibratura nella distribuzione dei poteri corporativi. C’è bisogno di un incontro tra esecutivo e businessmen per stabilire dove e come investire, perché “città” per lor signori è parola generica e vuota, atta solo ad indicare un orizzonte speculativo e una nuova strumentazione legislativa e regolamentare che, con la scusa del mondo globalizzato e delle immodificabili regole non scritte del capitalismo selvaggio, possa trasformare questa Terra in una terra di nessuno e di nessun valore, da accaparrarsi dai soliti ignoti, per quei soliti e miseri 30 denari.

 

Rispondi