Ricordi

Borsa di studio intitolata a Navarro-Valls, a 3 anni dalla morte

Tre anni fa moriva Joaquín Navarro-Valls, per oltre vent’anni portavoce di San Giovanni Paolo II, dal 1984 fino alla morte di Papa Wojtyła nel 2005. In sua memoria nasce un'iniziativa dedicata all’uomo e all’ambiente, con un focus particolare sulla lotta al Covid-19

Un ”grande comunicatore” e insieme un medico “impegnato nei valori della formazione e della ricerca in favore dell’uomo e dell’ambiente”. È Joaquín Navarro-Valls, già direttore della Sala Stampa della Santa Sede, scomparso esattamente tre anni fa, il 5 luglio 2017, nelle parole di Paolo Arullani, presidente della Biomedical University Foundation. La fondazione dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – Navarro-Valls ne fu primo presidente del Comitato dei garanti, dopo aver partecipato alla fase preliminare di studio della medesima realtà – celebra con una particolare iniziativa la figura di colui che per oltre vent’anni fu portavoce di San Giovanni Paolo II, dal 1984 fino alla morte di Papa Wojtyła nel 2005, e che poi lavorò al fianco di Benedetto XVI, lasciando l’incarico nel 2006.

Uomo e ambiente

Assieme alla Fondazione Tim, è stata infatti istituita una borsa di studio “In memoria di Joaquín Navarro-Valls”, dedicata all’uomo e all’ambiente, con un focus particolare sulla lotta al Covid-19. Nello specifico finanzierà il nuovo dottorato di ricerca in Scienze e Ingegneria per l’uomo e l’ambiente, con l’obiettivo di studiare e sviluppare un modello di assistenza sanitaria 4.0 che, attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione possa migliorare il processo di prevenzione e cura per i pazienti affetti da condizioni croniche complesse, con particolare riferimento alle persone colpite dal virus Sars-Cov-2 e alle malattie respiratorie correlate.

L’esperienza di Navarro-Valls

Un progetto che mette in primo piano gli aspetti umano e ambientale e che nasce proprio dall’esperienza maturata lavorando assieme a Joaquín Navarro-Valls, come spiega a Vatican News Paolo Arullani.

R. – Mettere in luce queste evidenze per me è il frutto di 12 anni passati assieme a Joaquín Navarro-Valls: l’ho visto occuparsi dell’Università Campus Bio-Medico, sulla quale lavoravamo insieme, proprio per far crescere l’interesse dei nostri studenti, del nostro personale medico e non solo medico, su queste tematiche dell’uomo e dell’ambiente.  Questo interesse comune è cresciuto insieme alla sua esperienza professionale: lui era stato il primo presidente della Fondazione Tim e abbiamo accettato la proposta della stessa Fondazione di finanziare una borsa di studio proprio in questo ambito.

Cosa ricorda in particolare della figura di Navarro-Valls?

R. – Lavorando gomito a gomito, ricordo anzitutto l’amicizia. Una persona molto umana, con una grande simpatia, una grande concretezza e anche spirito critico. Si trattava di comunicare insieme, di discutere insieme: era disposto molte volte a rinunciare alle sue idee, come tante volte proponeva invece determinate, piccole modifiche. Ricordo i concetti di “sviluppo” e “crescita”. Io usavo, in modo riduttivo, il termine di crescita: crescita del Campus, crescita della Fondazione. Un giorno mi fece notare che non si trattava di crescita, bensì di sviluppo. E io capii come, usando l’altro termine, cambiava tutto il contesto. Quindi il grande comunicatore lo si vedeva anche nelle piccole cose.

In una emergenza pandemica come quella attuale, quale obiettivo si prefigge il dottorato di ricerca finanziato dalla borsa di studio intitolata a Navarro-Valls?

R. – Quando abbiamo avviato la Biomedical University Foundation, si pensò di sviluppare il senso di generosità nel portare avanti la cultura, nel portare avanti l’assistenza sanitaria, nel portare avanti i valori collegati con la prevenzione e la cura. Navarro-Valls nell’occasione usò un altro termine specifico, quello della “benevolenza”. E proprio la benevolenza mi pare torni in primo piano in questa pandemia: come insieme ci contagiamo, perché così è, insieme possiamo salvarci, insieme possiamo proteggerci. Sono un medico, faccio l’esempio del semplice uso della mascherina: la mascherina, specialmente se chirurgica, è più per proteggere gli altri che sé stessi. Questo è il concetto di benevolenza: si tratta di un dono per chi dona, perché si è più contenti di portare agli altri qualcosa di nostro. Tutto ciò penso possa esprimere quello che era la persona di Navarro-Valls: concreta e molto attenta agli altri. Quindi, con questo modello di borsa di studio per il dottorato che la Fondazione Tim sta realizzando per il Campus, pensiamo che attraverso la tecnologia, l’informazione e la comunicazione si possano formare le persone a nuovi modelli di assistenza sanitaria, per la prevenzione e la cura, in particolare nei confronti di forme di pandemia. Abbiamo oggi questa forma di pandemia, che ancora ci preoccupa molto, e non sappiamo se in futuro – ed è possibile – ce ne saranno altre, ma ormai non siamo più soli ma insieme.

Ci si sofferma in particolare sui pazienti affetti da condizioni croniche complesse, così minacciati dal Covid-19. Quali approcci appaiono necessari, nell’ottica di questo “stare insieme” di cui parlava?

R. – Proteggerci reciprocamente. Avere attenzione per gli altri. Mettere in pratica il concetto di benevolenza. Credo che la stessa sanità, di cui noi facciamo parte come Campus Bio-Medico, si debba attrezzare in modo tale da proteggere le persone malate di qualsiasi età, le più anziane che sono maggiormente esposte ma anche le più giovani, che devono essere messe in grado di proteggere coloro che hanno vicino.

da Vatican News

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