Benedetto XVI: pronto a pagare di persona

Benedetto XVI

Il Papa ha delineato la figura del «vero profeta» che «obbedisce a Dio». Ricordato il valore della “Giornata per la vita”.

“Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona”. Lo ha detto, stamattina, Benedetto XVI, in occasione della recita dell’Angelus, con i fedeli giunti da tutto il mondo a piazza San Pietro.

Una provocazione.

Commentando il Vangelo odierno, prosecuzione di quello di domenica scorsa, il Papa ha ricordato che “ci troviamo ancora nella sinagoga di Nazaret, il paese dove Gesù è cresciuto e dove tutti conoscono lui e la sua famiglia. Ora, dopo un periodo di assenza, Egli è ritornato in un modo nuovo: durante la liturgia del sabato legge una profezia di Isaia sul Messia e ne annuncia il compimento, lasciando intendere che quella parola si riferisce a Lui. Questo fatto suscita lo sconcerto dei nazaretani”: da una parte, “erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”, dall’altra, conoscendolo, lo ritengono un presuntuoso. “Proprio conoscendo questa chiusura, che conferma il proverbio ‘nessun profeta è bene accetto nella sua patria’, Gesù rivolge alla gente, nella sinagoga, parole che suonano come una provocazione”, ha osservato il Pontefice. Infatti, “cita due miracoli compiuti dai grandi profeti Elia ed Eliseo in favore di persone non israelite, per dimostrare che a volte c’è più fede al di fuori d’Israele”. A quel punto “la reazione è unanime: tutti si alzano e lo cacciano fuori, e cercano persino di buttarlo giù da un precipizio, ma Egli, con calma sovrana, passa in mezzo alla gente inferocita e se ne va”.

Amore e verità.

A questo punto, ha sostenuto il Santo Padre, “viene spontaneo chiedersi: come mai Gesù ha voluto provocare questa rottura? All’inizio la gente era ammirata di lui, e forse avrebbe potuto ottenere un certo consenso…”. Ma proprio questo è il punto: “Gesù non è venuto per cercare il consenso degli uomini, ma – come dirà alla fine a Pilato – per ‘dare testimonianza alla verità’”. “Il vero profeta – ha chiarito Benedetto XVI – non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona”. È vero che “Gesù è il profeta dell’amore”, ma anche “l’amore ha la sua verità”. Anzi, ha evidenziato il Papa, “amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio”. Nella liturgia odierna risuonano anche le parole di san Paolo sulla carità. “Credere in Dio significa rinunciare ai propri pregiudizi e accogliere il volto concreto in cui Lui si è rivelato: l’uomo Gesù di Nazaret. E questa via conduce anche a riconoscerlo e a servirlo negli altri”, ha spiegato il Pontefice. In questo è “illuminante” l’atteggiamento di Maria. “Chi più di lei ebbe familiarità con l’umanità di Gesù? Ma non ne fu mai scandalizzata come i compaesani di Nazaret – ha dichiarato il Santo Padre -. Ella custodiva nel suo cuore il mistero e seppe accoglierlo sempre di più e sempre di nuovo, nel cammino della fede, fino alla notte della Croce e alla piena luce della Risurrezione”. Maria, ha auspicato, “aiuti anche noi a percorrere con fedeltà e con gioia questo cammino”.

Giornata per la vita.

Dopo l’Angelus, Benedetto XVI ha ricordato che oggi, nella prima domenica di febbraio, ricorre in Italia la “Giornata per la vita”. “Mi associo ai vescovi italiani – ha affermato – che nel loro messaggio invitano ad investire sulla vita e sulla famiglia, anche come risposta efficace alla crisi attuale”. Ha poi salutato il Movimento per la vita e augurato “successo all’iniziativa denominata ‘Uno di noi’, affinché l’Europa sia sempre luogo dove ogni essere umano sia tutelato nella sua dignità”. Un saluto anche ai rappresentanti delle facoltà di Medicina e chirurgia delle Università di Roma, specialmente ai docenti di Ostetricia e Ginecologia, accompagnati dal cardinale vicario, e li ha incoraggiati “a formare gli operatori sanitari alla cultura della vita”.

La vita consacrata.

Nei saluti in varie lingue, in francese, il Papa ha rammentato la festa della vita consacrata celebrata ieri, che ci invita “ad ascoltare la chiamata del Signore e a rispondere con fiducia e generosità. Rendiamo grazia e preghiamo per tutti i consacrati, affinché crescano nella santità. La loro testimonianza ci invita a dare un posto importante a Dio nella nostra vita attraverso la preghiera, la messa domenicale, la lettura della sua Parola. La nostra fede più viva potrà cambiare il nostro cuore”. Anche in polacco, ha fatto riferimento alla celebrazione ieri della Giornata della vita consacrata. “A Maria, che irradia con lo splendore della santità la vita di ogni persona – è stato l’invito -, raccomandiamo nella preghiera tutti coloro che hanno scelto la vita secondo i consigli evangelici. Imitino con gioia Gesù nella povertà, castità e obbedienza, compiendo ogni giorno il servizio di Dio e del prossimo”. In spagnolo il Pontefice ha fatto riferimento alla seconda lettura, nella quale è ripreso il cosiddetto “inno alla carità” di san Paolo, nel quale “si spiega il ‘cammino’ della perfezione, che non consiste nell’avere qualità particolari, ma nel vivere l’amore autentico, che Dio ci ha rivelato in Gesù Cristo”. “Che Santa Maria, la Vergine, ci aiuti sempre di più affinché la carità sia il tratto distintivo dell’operare cristiano e che sia questo il frutto di quello in cui crediamo come discepoli del suo Figlio”, è stato l’auspicio.

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