Bella la relazione di Sigalini. Ma la fragilità della Chiesa non è anche nella ricchezza e nel silenzio?

La relazione di Mons. Sigalini in occasione dell’apertura del Congresso Eucaristico Diocesano è stata eccezionale per l’ampiezza e la profondità spirituale con cui ha trattato il tema: “Eucaristia, forza di una Chiesa fragile”.

Ha insistito, con puntuali riferimenti alla vita cristiana, sulle parole di Gesù: «pane spezzato, sangue versato per voi».

Non sarebbe stato più coinvolgente, nel momento attuale in cui si trova la società − critico sotto tanti aspetti, in particolar modo per le crescenti povertà − far riferimento al racconto dell’istituzione dell’Eucaristia riportato nel Vangelo di Giovanni? Il significato della lavanda dei piedi ai discepoli da parte di Gesù, Signore e Maestro, non sarebbe stato più pertinente alla sensibilità della comunità cristiana e più aderente al tema: “L’Eucaristia, forza di una Chiesa fragile”? Gesù si fa ultimo, servo, e predilige i poveri.

Questi pensieri mi sono venuti perché nella mattinata era stata comunicata dalla Tv la nota della Caritas italiana che evidenzia l’aumento dei poveri in Italia. Del resto, è una tragica realtà sotto gli occhi di tutti. Padre Zanotelli commentava la notizia affermando che: «la povertà non esiste, viene creata, la producono le banche e la finanza internazionale».

Padre Sorge nello stesso giorno, su un diffusissimo settimanale cristiano scrive: «Perché la Chiesa continua a riporre la fiducia […] nelle indebite pressioni sui governi? […] La forza della Chiesa sta nella parola di Dio […] nella predilezione per i poveri, non nel favore dei ricchi e dei potenti di turno o nella protezione del poteri forti».

«Con quale credibilità la Chiesa porterà al mondo la “buona notizia” di Dio che, per salvarci, si fa povero e sceglie i poveri, se le istituzioni ecclesiastiche gestiscono banche e giocano in borsa?»

«Con quale coerenza la Chiesa esorta i fedeli a partecipare all’Eucaristia, memoria della Pasqua, se poi ne offusca la trasparenza con cerimonie pompose, abbigliamenti sfarzosi e ornamenti ricchi e preziosi?»

«Auspichiamo, quindi, che l’anno della fede, indetto per il 50° del Concilio, porti a riprendere con slancio il rinnovamento rimasto fermo a metà: La Chiesa siamo noi…».

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