Bagnasco: ritorno all’essenziale. Prolusione al Consiglio episcopale permanente

«Dio c’è ed è con noi… dunque, che cosa può succedere di così realmente drammatico e allarmante da atterrirci?».

È quanto ha affermato oggi il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione al Consiglio episcopale permanente (Roma, 23-26 gennaio). Il discorso del cardinale spazia su tematiche religiose, civili, politiche e culturali, ma nella sua parte iniziale si occupa del tema della fede popolare, “che viene espressa in maniera genuina – ha affermato il presidente della Cei – in forma talora pudica ma autentica, come se il passaggio dalla sicumera e dal clima di abbondanza alla trepidazione e all’incertezza, ci riportasse all’essenziale di noi stessi e della vita, alle cose che veramente contano”. Per il cardinale, “è appena sufficiente tuttavia entrare in contatto vivo col tessuto delle parrocchie e immergerci tra la gente cosiddetta comune – che lavora per vivere e ha preoccupazioni che si direbbero prosaiche e invece sono semplicemente normali – per ricavarne l’impressione che ancora ci sono davvero i valori cristiani”.

Crisi di fede.

Dopo aver ricordato le recenti parole del Papa sulla “crisi della Chiesa” che “nel mondo occidentale è crisi di fede”, il card. Bagnasco ha richiamato l’Anno della fede che inizierà l’11 ottobre 2012 e terminerà il 24 novembre 2013. Ha così ringraziato Benedetto XVI per aver voluto questo evento e per aver istituito il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Riguardo alla “crisi della fede”, ha poi notato che “sembra esistere qua e là una strana reticenza a dire Gesù, una sorta di stanchezza, uno scetticismo talora contagioso”, evidenziando al contrario “l’entusiasmo riscontrabile nei giovani” dei vari continenti, anche per le Giornate mondiali della gioventù che si stanno rivelando “un modo nuovo, ringiovanito, dell’essere cristiani”. Il presidente della Cei ha quindi affrontato il tema della “crisi economica” in corso da quattro anni e che, a suo avviso, è da collegare “ad altri fenomeni contestuali come la mondializzazione dei processi, le migrazioni, le mutazioni demografiche nei Paesi ricchi, l’offuscamento delle identità nazionali, il nomadismo affettivo e sessuale”. Ha così parlato di “capitalismo sfrenato” che invece di risolverli “crea i problemi”; di realtà che ha definito “coaguli sovrannazionali”, “talmente potenti e senza scrupoli, tali da rendere la politica sempre più debole e sottomessa”.

Evadere le tasse è peccato.

Circa la crisi nel nostro Paese, il cardinale ha sottolineato che “l’Italia appare particolarmente in angustia a motivo di sanzioni e bocciature che possono apparire un declassamento, agli occhi del mondo”. “E tuttavia – ha proseguito – un esame di coscienza, rigoroso e spassionato, s’impone, per scongiurare il rischio di un autolesionismo spesso in agguato”. Circa i motivi di queste difficoltà, il card. Bagnasco ha citato “anzitutto l’incapacità provata di pervenire nei tempi normali a riforme effettive, spesso solo annunciate; e quindi l’incapacità, con questo sistema politico, di pervenire in modo sollecito a decisioni difficili allorché queste si impongono”. Tra le considerazioni, ha affermato che occorre “cooperare attivamente con il governo a riequilibrare l’assetto della spesa in termini di equità reale, e metter mano al comparto delle entrate attraverso un’azione di contrasto seria, efficace, inesorabile alle zone di evasione impunita, e ai cumuli di cariche e di prebende”. Per quanto riguarda la Chiesa, ha poi detto che “non può e non deve coprire auto-esenzioni improprie. Evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso questo è addirittura motivo di scandalo”.

La ricchezza del “sociale” e la questione Ici.

Nella seconda parte della prolusione, il cardinale ha poi toccato vari temi tra cui le riforme messe in campo dal governo per “salvare l’Italia”, la malavita organizzata che dal Sud “si sta spingendo verso le città del Nord”, la “tendenza eutanasica che ammorba la civiltà europea”, la diffusione del gioco d’azzardo. Ha richiamato la vasta platea di operatori attivi nel “sociale” (420 mila in oltre 14 mila servizi d’ispirazione cristiana), citando tra gli altri Tavole Amiche, Banco Alimentare, Banco Farmaceutico, Micro-crediti, Fondi anti-usura, Prestiti della speranza, Caritas Italiana. Sul tema dell’Ici ha detto che “la Chiesa non chiede trattamenti particolari, ma semplicemente di aver applicate a sé, per gli immobili utilizzati per servizi, le norme che regolano il no profit”. Sull’impegno politico dei cattolici ha richiamato il ruolo di “Retinopera”, del “Progetto culturale”, mentre sulla famiglia ha parlato dell’imminente Incontro mondiale previsto a Milano in maggio. Ha poi concluso ricordando “i gravi soprusi patiti da tanti fratelli di fede” in Nigeria, i missionari e catechisti uccisi in vari Paesi del mondo, le vittime della sciagura della nave Concordia, il centenario della nascita “del mai dimenticato papa Giovanni Paolo I” e la beatificazione in aprile dell’economista Giuseppe Toniolo.

2 thoughts on “Bagnasco: ritorno all’essenziale. Prolusione al Consiglio episcopale permanente”

  1. alessio di benedetto

    PER L’APPUNTO E’ UN PECCATO: SI VERGOGNI: BASTA BUGIE. BUGIARDO DI UN SEGRETARIO DELLA CEI: I VESCOVI GUADAGNANO 13 MILA EURI IL MESE. ALLA FACCIA DEI FESSI CHE CONTINUANO AD ANDARE IN CHESA E A DARGLI LE OFFERTE.
    Se si rastrellassero ogni anno i 13 miliardi di euro che un sottogoverno confessionale continua a donare alla Città del Vaticano, sottraendoli con la menzogna dalle tasche della povera gente, se si recuperassero tutti gli introiti dell’ICI (il valore degli immobili vaticani ammonta per difetto a 30 miliardi di euro), la smetteremmo di parlare di debito pubblico (altra bufala) , di crisi delle pensioni, di tagli ai rinnovi contrattuali, alla sanità, alla scuola pubblica, all’arte, alla musica e allo spettacolo… Grazie a Berlusklaun il Vaticano, il più ricco Stato del Mondo, non paga più neppure l’ICI, i suoi monumenti privati sono ristrutturati con le tasse imposte ai lavoratori italiani, e gli istituti cattolici sono finanziati con i soldi di noi tutti, non con le offerte dei fedeli o delle aziende di Berlusconi, abbastanza ricche da permetterselo. Siamo il solo caso nel mondo in cui una popolazione multirazziale e multiconfessionale deve obbligatoriamente versare i propri contributi per farsi indottrinare. Atei, non credenti, agnostici, musulmani, ebrei, protestanti ed induisti, le cui tasse statali sono devolute molto benignamente ad una ideologia religiosa che li combatte accanitamente e che se potesse tornerebbe ad accendere nuovi roghi! È come se gli Italiani – il paragone non vi sembri forzato – fossero costretti a finanziare l’Iran per lasciarsi plagiare: è la stessa identica cosa, anche se sembra assurda. Ma come ha detto qualcuno: “Il Vaticano è uno stato! L’Italia no!”.

  2. Lorenzo Blasetti

    Tutti hanno il sacrosanto diritto di criticare. D’altra parte la chiesa offre notevoli spunti per “attizzare” la critica nei confronti di se stessa da parte di quanti la osservano e ne colgono gli aspetti negativi. Ma chi esercita il diritto di critica deve farlo con verità e con argomenti sostenuti da serie motivazioni. Mi pare che il sig. Alessio Di Benedetto trascuri questo aspetto, quando afferma, ad esempio, che i vescovi “guadagnano 13 mila (sic!) euri al mese” o imbastisce una critica confondendo il Vaticano con la chiesa. Do una notizia al sig. Di Benedetto: se domani mattina la Città del Vaticano fosse assorbita totalmente dallo Stato Italiano, la chiesa continuerebbe ad esistere semplicemente perché, nel mondo, ci sono ancora tanti uomini e tante donne che credono che Gesù Cristo e il suo vangelo siano una “questione seria” per cui vale la pena impegnare la propria via amando Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi. Ed è cpn questo amore che ti saluto cordialemnte, caro Alessio Di benedetto.

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