Comunità Laudato si'

L’autismo è un allarme lanciato dalla Madre Terra. La riflessione della prima Comunità Laudato si’ reatina

Dalla Loco Motiva una riflessione sulla relazione tra ambiente e i disturbi dello spettro autistico a margine del primo forum delle Comunità Laudato si'

Loco Motiva è sempre più traino di progetti significativi: un viaggio inclusivo che si realizza nelle attività ideate per e con i ragazzi autistici del Centro Sant’Eusanio, dove è nata la prima delle “Comunità Laudato sì” di Rieti. Attività laboratoriali di riciclo delle biciclette (RIciclette), mercatini solidali dell’usato (Jamble Sale), raccolta e riutilizzo di attrezzature elettriche-elettroniche in disuso (Riaccendiamoli), lo spettacolo “Laudando” e l’agenzia di turismo accessibile “Cammino con Francesco” sono alcune delle stazioni che si incontrano nella tratta percorsa da Loco Motiva e che si ispirano ai propositi e allo spirito dell’enciclica di papa Francesco.

«Dio può fare un albero, l’uomo un giardino», la sintesi emozionante e ottimista della Laudato sì nelle parole scritte da Andrea, persona con autismo, ci aiuta a comprendere quanta consapevolezza e sensibilità c’è nel controverso mondo di questa condizione. In realtà, più che di autismo è corretto parlare di “disturbi dello spettro autistico” o – come amiamo dire al Centro – di “autismi”, intendendo in questo modo indicare che in ciascuna persona il quadro clinico si presenta in forme diverse e con diversa gravità.

I disturbi dello spettro autistico originano da una compromissione dello sviluppo che coinvolge le capacità di comunicazione e di socializzazione; la disabilità compare in età infantile ma accompagna il soggetto per tutta la durata della vita generando problematiche anche sul piano familiare e sociale.

Per anni l’autismo è stato erroneamente considerato un disturbo dovuto a inadeguate relazioni nell’ambiente familiare colpevolizzando inutilmente i genitori. Sia fattori genetici che ambientali sono oggi considerati all’origine di questa patologia. E proprio sui fattori ambientali va posto l’accento, riportando quanto emerge da alcune recenti indagini.

Vi è quasi completo accordo fra i ricercatori sul fatto che i miglioramenti diagnostici non spiegano l’incremento della patologia che negli anni ‘70 interessava circa 4 casi ogni 10.000 bambini e oggi colpisce un bambino ogni 100 circa: è illogico pensare che fattori genetici possano essersi modificati in modo tale da giustificare un tale aumento nel giro di due generazioni.

Di fatto il ruolo dei fattori ambientali nello sviluppo del cervello e delle sue funzioni appare sempre più importante: il cervello in via di sviluppo, specie durante la vita intrauterina, è un organo delicatissimo ed estremamente sensibile agli agenti tossici che trovano in esso un ideale organo bersaglio.

Molti appelli sono stati lanciati da ricercatori, istituti e specialisti che indicano come pandemia silenziosa il danneggiamento dello sviluppo del cervello dei bambini di tutto il mondo che spesso si manifesta solo nel tempo in modo subdolo e progressivo; a questo appello indubbiamente drammatico sono seguiti numerosi altri studi che hanno evidenziato come sia soprattutto l’esposizione durante la vita fetale ad agenti tossici e inquinanti a comportare le maggiori conseguenze. Vittime di questa causa sono così i nostri figli, gli abitanti della futura Casa Comune. Autismo, dislessia, deficit di attenzione, celiachia, intolleranze alimentari, ipercinesia, aprassia sono solo alcune delle manifestazioni che si moltiplicano e sviluppano come un morbo epidemico: è il conto che ci presenta Madre Terra e indica l’urgenza di un cambio di rotta, un ripensamento del nostro modo di vivere.

Già Ippocrate aveva capito che: «l’ambiente è il primo alimento e la prima cura»: agire con maggior determinazione per migliorarne la qualità non solo ridurrebbe i rischi di una alterazione nello sviluppo cerebrale dei nostri bambini, ma porterebbe immediati e grandi benefici a tutti noi.

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