Azione Cattolica

Assemblea elettiva dell’Azione Cattolica. Il vescovo: «Momento sano di democrazia e rappresentanza»

Svolta presso la Casa Buon Pastore di via del Terminillo, l'Assemblea elettiva dell'Azione Cattolica è stata aperta dalla celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Domenico

«Aver visto gente come voi che faceva una proposta educativa interessante mi ha sostenuto. Ho incontrato gente seria, volenterosa, che ci metteva passione. E la passione è sempre contagiosa». Ha fatto riferimento alla propria esperienza in Azione Cattolica, il vescovo Domenico, aprendo con la celebrazione eucaristica l’Assemblea elettiva dell’associazione. Un «momento sano di democrazia e rappresentanza che è molto raro nella Chiesa», che non solo apre all’alternanza delle responsabilità, ma «mette ciascuno in condizione di dare un contributo».

Condotta sul tema «Un popolo per tutti, fratelli nella città», l’assemblea si è svolta nella giornata di domenica 1 marzo presso la Casa diocesana del Buon Pastore, seguendo un programma articolato e ricco di interventi e discussioni. Un tratto salutato con favore dal vescovo perché in controtendenza rispetto a un’epoca di rarefazione della partecipazione. «Quando c’è da mettersi in gioco si assiste al “fuggi fuggi” generale; tutti ce la prendiamo con tutti, ma quando si tratta di esporsi ci scopriamo titubanti». Una voglia di «esonero dalla responsabilità» alla quale si risponde sapendo che l’Assemblea elettiva non è tanto «passaggio obbligato», ma «una chiamata dall’alto: quando si fa parte di una realtà e se ne assume la responsabilità tante cose cambiano per se e per gli altri».

Celebrata nella prima domenica di Quaresima, l’Assemblea elettiva è stata dunque letta dal vescovo attraverso la lente della pagina evangelica delle tentazioni sopportate da Gesù nel deserto. E dopo aver avvertito i presenti sui pericoli del lasciarsi tentare dalla fuga delle responsabilità, mons Pompili ha messo in guardia dalla tentazione dell’astrattezza, dal gusto sterile per i massimi sistemi, che fa «perdere il nucleo incandescente dell’apostolato, il senso della missione e dell’andare incontro». Una fuga dalla concretezza che fa il paio con quella dalla novità, che inchioda alla nostalgia del passato e impedisce di riconoscere che tutto passa. Il desiderio di novità non va però coltivato come fine a se stesso, non è il punto di approdo, ma la garanzia di non ripetere l’identico, di non cedere alla tentazione rassicurante del fare sempre le stesse cose.

Un mettersi in discussione che aiuta ad evitare un’ultima tentazione: quella della fuga da Dio. Perché a distinguere l’Azione Cattolica dalle altre forme di aggregazione e dalle altre organizzazioni educative è innanziatutto «la capacità di vedere Dio in tutte le cose», il saper offrire la possibilità di «mettersi sulle tracce di Dio».

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