Italia

Assegno unico per i figli, una riforma lunga sette anni

Chi ha inventato l’Assegno unico e universale? Un importante passo verso le migliori pratiche europee di sostegno alle famiglie

Chi ha inventato l’Assegno unico e universale? A chi spettano la paternità e la maternità di questa riforma che fa compiere un piccolo, ma importante passo all’Italia verso le migliori pratiche europee di sostegno alle famiglie con figli? La questione è spinosa: porre questa domanda dalle parti del Parlamento significa scatenare la corsa ad intestarsi i meriti e aprire il vaso dei veleni incrociati. In realtà la domanda corretta dovrebbe essere: chi ha lavorato, e che contributo ha dato, per raggiungere questo obiettivo?

L’Assegno è infatti frutto di un lavoro corale, nel quale diversi soggetti hanno aggiunto ciascuno, pur con dedizione più o meno intensa, il proprio pezzo. Cerchiamo allora di fare ordine.

Il primo mattoncino politico è la proposta di legge presentata al Senato nel 2014, primo firmatario Stefano Lepri, da alcuni senatori Pd. Il “ddl Lepri” (atto Senato 1473) – era al governo Matteo Renzi – proponeva di riordinare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico riunendo in un solo contributo per tutte le categorie, gli assegni familiari per dipendenti e pensionati, le detrazioni per i figli a carico e gli altri benefit riservati ai nuclei con prole.

Nonostante il gran lavoro parlamentare, e le oltre 40 audizioni, quella proposta si è però arenata per mancanza di stanziamenti, mentre vedevano la luce misure come il bonus da 80 euro o i bonus bebè.

Il tema di un nuovo e più semplice sostegno per le famiglie non appartiene però solo all’ambito politico, ma riguarda in gran parte la dialettica interna alle associazioni familiari e ha visto questo giornale impegnato a sostenerne l’utilità.

Nel gennaio 2018 il Forum delle famiglie dà forma all’elaborazione culturale in corso lanciando il “Patto per la natalità” nel tentativo di de-ideologizzare il tema famiglia e sensibilizzare il mondo politico attorno alla questione del calo delle nascite.

Nell’occasione, consensi giungono da tutte le forze politiche, con impegni pubblici espressi da Matteo Salvini, Debora Serracchiani, Maria Elena Boschi, Giorgia Meloni. L’obiettivo cui si dedica il presidente del Forum, Gigi De Palo, in una incessante opera di tessitura, è puntare su un assegno unico e universale, strumento facilmente comprensibile, e mettere da parte battaglie storiche dell’associazionismo, come quella per il “Quoziente familiare” alla francese, che ha sempre trovato l’ostilità del mondo sindacale e di un determinato universo culturale ed economico, perché considerato troppo vantaggioso per il ceto medio e disincentivante per il lavoro femminile, e anche la soluzione del “Fattore Famiglia Fiscale”, ottima riforma possibile, e ancora valida, ma non compresa dalla politica.

Il 4 giugno 2018, tre giorni dopo la nascita del primo governo Conte, alla Camera viene presentata, rivista, la proposta di legge 687 di derivazione diretta del “ddl Lepri”, con primo firmatario Graziano Delrio, e al Senato lo stesso testo a firma Tommaso Nannicini. Ed è proprio con il governo giallo-verde in carica che il Forum delle famiglie organizza all’hotel Ergife di Roma, l’11 maggio 2019, un tavolo aperto ai partiti per sensibilizzare e raccogliere consensi attorno all’idea di un Assegno universale di 150 euro a figlio (mantenendo però le detrazioni fiscali).

I consensi sono ampi e trasversali. Il tema dell’assegno-figli fa ormai parte del dibattito. Dichiarazioni pubbliche a favore giungono da Luigi Di Maio e Laura Castelli (M5s), Mara Carfagna e Antonio Palmieri (Fi), Alessandra Locatelli (Lega), Giorgia Meloni e Maria Teresa Bellucci (Fdi).

Il 20 agosto 2019 cade il primo governo Conte e con il suo secondo esecutivo, quello giallo-rosso partito il 5 settembre, il Pd ottiene che l’Assegno unico diventi priorità dell’agenda. Pochi giorni dopo arriva la scissione di Italia Viva, ad opera di Matteo Renzi, ed è un passaggio fondamentale, perché apre una sana competizione tra ex alleati anche sul fronte delle misure per i figli.

La ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, infatti, lascia il Pd e resta al dicastero con la nuova “casacca” di Iv. E il 19 ottobre, alla Leopolda, lancia la proposta del Family Act, un cambio di passo nello sguardo sulle politiche familiari, da considerarsi quale investimento sul futuro e per la natalità, non solo un intervento a sostegno soprattutto delle fasce deboli.

L’Assegno unico acquisisce il concetto di universalità, prevedendo una parte fissa per tutti e una a crescere per i redditi bassi, diventando il primo passo di una riforma in cui le misure per le nascite contemplano un mix di interventi in un disegno organico con misure per gli asili, la prima casa, la deduzione delle spese per l’educazione, i congedi parentali.

Nel frattempo, la convergenza verso l’Assegno ha prodotto varie iniziative trasversali: la proposta di legge a prima firma Mariastella Gelmini di Forza Italia (atto Camera 2155, del 9 ottobre 2019) e la proposta a prima firma Alessandra Locatelli (numero 2249, 11 novembre 2019), l’ex ministra leghista della Famiglia che è riuscita con un grande lavoro interno a far maturare la convergenza del suo partito.

La concorrenza politica tra Pd e Italia Viva sulla genitorialità dell’Assegno, nel secondo governo Conte, si trasforma da tensione in opportunità, anche per sbloccare le risorse aggiuntive necessarie che verranno concesse dal ministro dell’Economia e delle finanze Roberto Gualtieri. Per procedere speditamente, la proposta a firma Delrio-Lepri, già calendarizzata, viene emendata assorbendo i principi dell’Assegno del Family Act e recependo le altre iniziative.

Il 21 luglio 2020 la Camera approva all’unanimità, fatto storico, l’Assegno unico universale con e 452 voti a favore su 453. La misura prevede di utilizzare i 15 miliardi di risorse già destinate alle altre misure pro figli per riunirle in un solo strumento destinato a tutti i genitori, che siano autonomi, dipendenti, pensionati o incapienti, e la legge di Bilancio per il 2021 destina 3 miliardi per coprire il secondo semestre 2021 (6 miliardi annui a regime).

Il 30 marzo, ieri, la delega per l’Assegno ottiene il via libera anche al Senato. I decreti legislativi e quelli attuativi, con le clausole di salvaguardia e i maggiori stanziamenti affinché nessuno ci perda, sono le tappe che conducono a far rispettare la scadenza di luglio 2021. Il primo passo di un cammino che ne richiede molti altri.

da avvenire.it

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