Assaggiare l’altro: l’integrazione si fa a tavola. Il pranzo multietnico di Caritas e Arci

21 marzo, via Cintia 73: musica e profumo danno il benvenuto. Nella sede dell’Arci c’è aria di festa, un atmosfera conviviale tra rifugiati, volontari e bambini. Per capire basta abbassare lo sguardo e ammirare i grandi piatti imbanditi. Siamo infatti al primo pranzo di Sapori d’oltre Mare, iniziativa dei volontari della Caritas e del Arci volta a far scoprire la cultura dei paesi da cui provengono i rifugiati, partendo dalla loro gastronomia.

Sapori d’oltre Mare è anche un blog (https://saporidoltremare.wordpress.com), gestito sempre dai ragazzi del Servizio Volontario Europeo, che racconta tradizioni e particolarità dei luoghi da cui scappano i rifugiati. Ogni mese non solo la cucina, ma anche la cultura e la storia di una nazione vengono raccontate oltre gli stereotipi. Si parte dall’Afghanistan. Il 21 marzo è infatti il capodanno persiano, festeggiato in Afghanistan, Iran, Albania e in vari paesi dell’Asia centrale.

Colori vivi, come mai si vedono sulle nostre tavole. Profumi che guidano verso mondi lontani e sconosciuti. E i sapori sono una vera scoperta di accostamenti che nella nostra cultura gastronomica sarebbero quantomeno azzardati, ma che in realtà arricchiscono ogni pietanza. C’è il Kabuli Palaw, riso e agnello, guarnito con carote fritte, frutta secca e noci, il più noto dei piatti tipici. E poi il kebab, un insalata che sembra un quadro astratto, dolce e molto altro ancora.

Varietà confermata dai ragazzi dell’alberghiero che hanno cucinato. Rifugiati afgani e volontari SVE li hanno incontrati nei giorni passati per parlare della cucina e della cultura del loro paese. «Abbiamo fatto una prova giovedì scorso», ci racconta Samuele, uno degli studenti del terzo cucina insieme a Gabriele, Serena, Lucia, Marco e Stefano. Sono entusiasti dell’iniziativa, non conoscevano la cucina afgana prima e ne avevano apprezzato le molte differenze con la nostra. «Arricchisce il nostro bagaglio», ci confermano alla fine.

È un altro Samuele, volontario spagnolo, a dirci che l’evento cade nella settimana contro il razzismo dell’Unar (Unione Nazionale Antidiscriminazioni Raziali). Ci parla poi di come Caritas e Arci hanno organizzato il pranzo insieme, ma soprattutto con tre rifugiati afgani: «Abbiamo un’immagine negativa dell’Afghanistan», ci avverte sottolineando come azioni del genere facilitano la conoscenza autentica di una nazione: «la cucina piace a tutti». «L’integrazione è la missione principale di queste iniziative», ci tiene a dire, ricordando che è il primo di una serie d’incontri, dedicati a un paese differente ogni mese.

Con l’integrazione vincono tutti. Questa potrebbe essere la sintesi di un’esperienza nuova ma di successo per raccontare e avvicinare culture così diverse. Prima di andare via, notiamo che in cucina c’è un piattino con una spiga di grano dentro. Tornano alla mente i versi della famosa canzone di De Gregori: «La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano». La storia triste delle attuali migrazioni siamo noi. Ma anche la gioia condivisa mangiando insieme siamo noi. “Assaggiare” una cultura diversa per capirla e capire le persone alle quali appartiene: è questo lo spirito che anima il primo incontro di Sapori d’oltre Mare. E anche questa storia siamo noi.

Foto di Samuele Paolucci

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