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Asili nido, Paolucci: «Si spende 279 euro al mese con incidenza sul reddito del 7,4 percento»

«Non solo Imu, Irpef comunale e tassa sui rifiuti. Anche le rette per la frequenza degli asili nido comunali contribuiscono a rendere più leggeri i portafogli dei reatini e delle reatine»: lo fa sapere Alberto Paolucci, Segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina romana

«Non solo Imu, Irpef comunale e tassa sui rifiuti. Anche le rette per la frequenza degli asili nido comunali contribuiscono a rendere più leggeri i portafogli dei reatini e delle reatine, visto che questo esborso nell’anno scolastico in corso (considerando la frequenza a tempo pieno) incide sul reddito delle famiglie con una cifra pari al 7,4 per cento». Lo fa sapere Alberto Paolucci, Segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina romana.

«I dati che abbiamo elaborato sono contenuti nel rapporto del nostro Servizio politiche territoriali – spiega l’esponente Uil – e si riferiscono a una famiglia di quattro persone, composta da due lavoratori dipendenti, con un reddito di 44mila euro. L’indagine mostra che nella nostra provincia le rette mensili ammontano mediamente a 279 euro, che tradotto significa un esborso annuale di 2790 euro. Va meglio alle famiglie della provincia pontina che pagano mensilmente 228 euro, per una cifra di 2280 euro l’anno. E a quelle romane, la cui incidenza sul reddito raggiunge il 4,6 per cento con rate mensili di 174 euro».

«Uscendo dai confini regionali – prosegue il segretario – spiccano Brescia e Cuneo, dove frequentare un asilo nido, per stessa famiglia campione, costa mediamente ogni mese 445 euro, l’11,8 per cento del budget familiare. Mentre a Matera e Verona 380 euro, con incidenza sul reddito del 10,1 per cento. Rate di 129 euro a Vibo Valentia e di 111 a Trapani, rispettivamente con un 3,4 e tre per cento di incidenza sul reddito».

«Da nord a sud i Comuni incassano complessivamente oltre 223 milioni di euro l’anno dalla compartecipazione delle famiglie ai costi di gestione degli asili nido comunali e convenzionati. Un costo medio di 270 euro al mese, che incide per il 7,2 sull’economia familiare – conclude Paolucci – È chiaro che tutto ciò ricade sulla tenuta del potere di acquisto dei salari. Ed è per questo che condividiamo l’idea del Governo di rendere gratuita la frequenza per i bambini e le bambine i cui genitori hanno redditi medio bassi. Altrettanto chiaro è che il Governo dovrà rimborsare integralmente i Comuni per l’eventuale esonero dai costi di gestione, perché questa operazione non può certo tradursi in un aumento di imposte e tasse locali».

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