Archeologia: si torna a scavare nel sito di Cures

Dopo circa trenta anni, si torna a scavare nel sito archeologico di Cures, l’antica capitale dei Sabini che, secondo il mito, diede i natali a ben due re di Roma: Tito Tazio e Numa Pompilio; ma probabilmente anche un altro re, Anco Marzio, ne era originario.

Grazie al rapporto di collaborazione stretto tra l’Amministrazione comunale di Fara in Sabina, la Soprintendenza per i Beni archeologi del Lazio e l’università cattolica di Lovanio (Belgio), per il secondo anno consecutivo gli studenti fiamminghi si cimentano in un’esperienza di lavoro didattico per un periodo di tre settimane. In questo modo si pongono le basi per nuovi studi sull’importante sito archeologico che ha visto il susseguirsi delle civiltà – a pochi metri dalle terme è situata la capanna dell’età del ferro protagonista del museo civico archeologico di Fara in Sabina – e la redazione di una carta archeologica aggiornata per mappare i ritrovamenti.

«Ritornare sulla storia di Cures è un tassello fondamentale della nostra politica culturale che, dato l’alto potenziale della zona, va aldilà dei giorni nostri. Con il direttore dei lavori Marco Cavalieri stiamo predisponendo un percorso che ci darà grandi soddisfazioni, considerata la ricchezza del sito che raccoglie non solo le origini della nostra comunità ma anche quelle della civiltà romana. Per questo ringraziamo la soprintendenza, l’università di Lovanio e il proprietario del terreno che hanno dimostrato con i fatti di essere molto sensibili alla riscoperta del nostro patrimonio culturale». E’ quanto dichiarano il sindaco Davide Basilicata e l’assessore Antonino La Torre.

Alla fine della campagna, proprio all’interno dell’area archeologica, si terrà un incontro pubblico per raccontare la storia di Cures, gli obbiettivi e i risultati del progetto.

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