L'ultimo saluto

«Apprezzare la vita cogliendo bellezza e fragilità»: l’ultimo saluto a Marino Tiburzi

È stato il vescovo Domenico a presiedere il rito funebre con il quale si è affidata a Dio l’anima di Marino Tiburzi, fratello gemello di don Ferdinando, parroco di Regina Pacis.

È stato il vescovo Domenico a presiedere il rito funebre con il quale si è affidata a Dio l’anima di Marino Tiburzi, fratello gemello di don Ferdinando, parroco di Regina Pacis. La Messa delle esequie, celebrata nella chiesa parrocchiale, ha visto monsignor Pompili affiancato dallo stesso don Ferdinando, da don Rino (parroco della vicina parrocchia Madonna del Cuore) e dal diacono Giuseppe. Presenti i ministranti, il coro, diversi collaboratori parrocchiali e fedeli che hanno partecipato alla liturgia, stringendosi, nell’elevare la preghiera di suffragio, attorno al proprio parroco, all’altra sorella Alba, alla moglie del defunto Loredana, ai figli Paolo e Stefano, alla nuora Katia e a tutti i parenti.

“Sono rimasto lontano dalla pace”: il brano del libro delle Lamentazioni, proclamato come prima lettura, è stata, ha detto il vescovo nell’omelia, «un’esperienza che Marino ha vissuto: quella della improvvisa lontananza del benessere», con il male che lo ha colpito sin dal 2013. «Ma è l’esperienza che prima o poi tutti facciamo, quella di sperimentare il limite e la morte». Ma «è bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore», dice ancora il brano delle Lamentazioni. E don Domenico ha sottolineato: «Occorre saper apprezzare la vita con quello sguardo che sa cogliere la bellezza e la fragilità. Proprio di fronte alla morte dovrebbe sorgere in noi una consapevolezza ancora più forte della bellezza e fragilità della vita».

Ancora, in riferimento alle parole di Gesù nel brano evangelico proclamato, «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto», il vescovo ha richiamato come «la qualità della vita, più che dalla sua lunghezza e dalle cose che riusciamo ad accumulare, è dato dalla sua generatività, dalla capacità di diventare feconda. Per Marino, la vita è stata sicuramente generativa, i suoi due figli ne sono segno. Ma ciascuno di noi deve saper andare oltre questo aspetto “fisico”, dovrebbe tenere a questo: a quanto ognuno è stato chicco fecondo, che muore per dare vita. Cioè, quella capacità di andare oltre noi stessi, per essere in grado di restituire ciò che abbiamo ricevuto: il dono della vita ricevuta da Dio che dobbiamo a nostra volta donare».

Al termine della Messa, prima del rito del commiato, don Ferdinando, vincendo a fatica la commozione, ha voluto dire il grazie sentito a tutti per la partecipazione, «segno tangibile della nostra fraternità». E grazie al Signore per la testimonianza del fratello Marino, che in questo periodo di sofferenza ha si è dimostrato sempre «forte nella fede, e ricevendo la comunione diceva grazie di questo dono».

Giovedì 12 luglio alle ore 18, presso la chiesa di Regina Pacis, verrà celebrata la S. Messa di Ottavario.

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